Ponte Galeria, dal Cie no alla stretta del Viminale: «Questa è già una gabbia»

Direttiva degli Interni dovrebbe ridurre la permanenza degli irregolari. Ma prevede anche nuove celle di sicurezza. Il garante: così, è una tortura psicologica

ROMA – Aria tesa al Cie di Ponte Galeria, mentre si attende la stretta del nuovo regolamento del Viminale che – accanto a soggiorni più brevi – prevede nuove celle d’isolamento. E martedi 7 maggio, presso la Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi), gli attivisti della campagna «lasciateCIEntrare» illustreranno l’ultimo rapporto nazionale sulla gestione unificata dei Cie redatto dal Viminale. Le ultime notizie dal centro di identificazione ed espulsione non sono per niente rassicuranti. A raccontarle al telefono dal cortile del Cie, in un’intervista a Corriere.it, è un ragazzo italiano di origini egiziane trattenuto lì dentro dai primi di aprile. Una storia assai singolare quella di C. che in un perfetto italiano, racconta disperato di sentirsi in un «carcere di massima sicurezza» e spera di uscire presto per tornare dalla sua fidanzata incinta. «Adesso mi vogliono spedire in Egitto ma lì non ho nessuno e non conosco nemmeno quel paese».

CELLE D’ISOLAMENTO – «Sembra quasi una manovra contro i ragazzi trattenuti», sostengono gli attivisti perchè nel nuovo regolamento degli Interni sono previste nuove celle d’isolamento per i ragazzi più violenti. Un altro appuntamento con la stampa è previsto invece, nella mattinata di lunedì 13 maggio per presentare «Arcipelago Cie», un’indagine condotta da Medici per i Diritti Umani sui centri d’identificazione ed espulsione in Italia, presso la Sala Stampa Estera di via dell’Umiltà 83.

EMERGENZA EUROPEA – Anche il neo Ministro all’Integrazione Kyenge ha parlato di emergenza Cie nella prima conferenza stampa di venerdi 3 maggio. Nel suo discorso ha affrontato il tema sull’emergenza nei centri d’identificazione ed espulsione italiani e ha richiamato l’attenzione dell’ Europa perché «la politica sui flussi può essere affrontata solo con gli altri Paesi, solo oltre le frontiere». Kyenge chiede massima collaborazione all’Europa, in previsione soprattutto degli sbarchi estivi sulle coste siciliane e punta sulla «Direttiva Europa in materia d’accoglienza da rivedere» come ha dichiarato nella trasmissione «In Mezz’Ora» di Lucia Annunziata.

SCIOPERO DELLA FAME – Nei giorni scorsi, uno sciopero della fame organizzato da un gruppo di ragazzi a Ponte Galeria, ha fatto temere il peggio. Evitata ogni possibile conseguenza, in poco tempo lo sciopero si è concluso, ma non è servito comunque a soddisfare le richieste dei ragazzi: periodi brevi di permanenza al centro e trattamenti «meno violenti da parte delle forze dell’ordine» continua a ripetere al telefono C.

«MEGLIO STARE IN CARCERE» – Di recente in visita a Ponte Galeria, il Garante dei Detenuti del Lazio Angiolo Marroni, ha dichiarato che «il carcere è sicuramente meglio dei Cie» proprio perché gli ospiti sono sottoposti a «tortura psicologica» nei centri d’identificazione. Secondo la descrizione del Garante «nei Cie non vi è nessun trattamento e gli ospiti oziano tutta la giornata aspettando il rimpatrio o qualche buona notizia». Proprio per questo nel 2010, l’ufficio del Garante e la Regione Lazio, hanno realizzato un campo da calcio a Ponte Galeria, per provare a gestire al meglio «quel tempo che per gli ospiti non passa mai» continua Marroni. Lo stesso tempo che spesso diventa causa dirivolte e tentativi di autolesionismo che sfociano anche nel suicidio, come successo di recente

«CONDIZIONI MIGLIORI QUI» – Sulla questione dell’ assistenza medica e psicologica carente nei Cie, sollevata dal Garante del Lazio, la Cooperativa Auxilium ci tiene a precisare che: «Le dichiarazioni di Marroni sulle condizioni assistenziali e sanitarie nei centri, si riferiscono forse al Cie di Gradisca» spiega Nicola D’Aranno, Responsabile area immigrazioni della Cooperativa Auxilium di Ponte Galeria. La Cooperativa, infatti, ha ricevuto apprezzamenti proprio dal Garante che ha elogiato il lavoro svolto all’interno del Cie di Ponte Galeria, in cui le condizioni dei trattenuti sono migliori rispetto al Cie di Gradisca.

ASSISTENZA DIFFICILE – La Auxlium è l’unica struttura presente a Ponte Galeria con 92 operatori che «ogni giorno accolgono e si prendono cura degli ospiti» spiega D’Aranno. Un’equipe formata da otto medici, undici infermieri e cinque psicologi per il servizio di assistenza sanitaria e socio psicologica, lavora all’interno del Cie in collaborazione con le forze dell’ordine. «I servizi offerti costano 41 euro a persona al giorno» fa i conti D’Aranno e descrive le altre attività di sportello musico-terapia e i corsi di disegno. Sono previste attività sportive di calcio per gli uomini e pallavolo per le donne. Le stesse donne che possono inoltre scegliere di seguire il corso di ballo o dedicarsi alla lettura di un libro.

VALUTAZIONE PSICOLOGICA – Nel piano d’assistenza di Auxilium è previsto un servizio di accoglienza degli ospiti e una prima fase di valutazione psicologica, mirata all’attenzione individuale dei ragazzi e ai loro bisogni. «Nonostante tutto, gli operatori della cooperativa mi hanno dato una mano» racconta C. che denuncia però, quello che vive ogni giorno insieme ai suoi sette compagni di cella, in una camerata con i letti inchiodati al pavimento. Poi ricorda un altro caso: «Un ragazzo tunisino piangeva perché voleva tornare in Tunisia» e continua «per calmarlo un medico gli ha dato un medicinale ma è stato male tre giorni».

«NON POSSO SCRIVERE» – «Altro che libro» continua al telefono C. «scrivo musica e non posso avere nemmeno una penna». Le giornate dentro il Cie di Ponte Galeria trascorrono così. Si capisce bene dal racconto di C. che al momento della telefonata dice di trovarsi appartato in un angolo del cortile centrale. «Non si vede nient’altro da qui, posso solo contare gli otto cancelli di recinzione che circondano il centro». «In alcuni casi ai ragazzi è vietato usare penne, libri e lacci delle scarpe» interviene Gabriella Guido, fondatrice della campagna LasciateCIEntrare: «A Ponte Galeria i ragazzi giocano a calcetto in ciabatte o con le scarpe senza lacci». I

CAMPAGNA DI DIFESA – Intanto la campagna contro i Cie continua, nonostante il nuovo documento programmatico del Ministero degli Interni che punta l’attenzione sul rafforzamento delle strutture e sull’aumento degli operatori della sicurezza. «Questo nuovo documento è stato pensato solo per la sicurezza del personale dei Cie», afferma Gabriella Guido e ipotizza un «possibile business mirato solo alla creazione di nuovi posti di lavoro» riguardante il personale di sicurezza. Nonostante tutto, nell’ultima visita al Cie di Ponte Galeria del 21 aprile scorso, organizzata con il Prefetto di Roma e il Senatore Luigi Manconi, gli attivisti No Cie hanno riscontrato un clima piuttosto tranquillo fra i ragazzi, rispetto all’ultima rivolta di ottobre, anche se «non è giustificata l’esistenza di questi non luoghi» ,afferma la portavoce Guido.

TASK FORCE DEL VIMINALE – Proprio nell’ultimo documento programmatico sulla gestione dei Cie in Italia del Viminale, sono descritti i costi riguardanti il mantenimento delle strutture dislocate su tutto il territorio nazionale. Una spesa annuale complessiva di 18 milioni di euro. La gestione dei centri è assegnata alle cooperative o ai servizi privati di assistenza o alla Croce Rossa, con regolare gara d’appalto. Il Viminale così chiede la responsabilità di un unico soggetto nella gestione dei centri e concede l’incarico anche ad associazioni temporanee d’impresa che abbiano un unico interlocutore con le istituzioni su tutto il territorio nazionale. Secondo il Viminale è possibile una riduzione dei tempi di permanenza all’interno dei Cie, da diciotto a dodici mesi massimo. C’è chi sostiene tra gli attivisti della campagna No Cie, che la realtà è ben diversa: «passati i dodici mesi, molti continuano a restare lì».

DISPARITA’ NEI CENTRI – Strutture insufficienti e personale interno da rafforzare. Sono alcuni dei punti discussi durante il Tavolo tecnico istituito dal Sottosegretario di Stato Saverio Ruperto e dall’ex Ministro dell’Interno Cancellieri. Il lavoro della task force punta a «formulare proposte operative utili a un complessivo miglioramento organizzativo dei centri, alla luce delle criticità riscontrate» si legge nel documento. Nel 2012, infatti, dall’indagine sullo stato di salute dei tredici Cie italiani, affidata in prima persona al dottor Ruperto, emergono «disparità nella conduzione dei centri» e ciò rende evidente la necessità di uniformare la struttura organizzativa, con particolare attenzione al «trattamento degli immigrati ospiti nelle strutture». Intanto a Ponte Galeria circa 130 persone aspettano un decreto di espulsione o una soluzione fuori dal centro. Soluzioni che spesso tardano ad arrivare, perché il dibattito sulla detenzione amministrativa è ancora acceso e c’è molto lavoro da fare.

Gianluca Russo

Corriere.it – 6 maggio 2013

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