Il sit-in dei disabili al ministero dell’Economia: «Siamo armati solo della nostra dignità offesa»

Protesta per il ripristino del fondo nazionale per la non autosufficienza

ROMA – Il comitato 16 novembre al fianco di disabili gravi e gravissimi, che scendono in piazza ancora una volta. Non una piazza qualunque, né tantomeno un presidio improvvisato, ma un vero e proprio accampamento sotto il ministero dell’Economia in via XX Settembre. Un presidio a oltranza attivo da mercoledì 12 giugno, che si protrarrà fino a quando dai ministeri coinvolti non arriveranno risposte certe. Per la settima volta, famiglie e malati sono arrivati da tutta Italia per mettere alle strette il governo sul tema dell’assistenza domiciliare garantita e per chiedere un incontro con i titolari dei ministeri dell’Economia, Salute e Politiche sociali «perché dall’ultimo presidio del 21 novembre 2012 non è cambiato nulla».

IL PRESIDIO – A rappresentare oltre tre milioni disabili di tutta Italia sono quelli gravissimi, protagonisti e «vittime di una politica che volta la faccia dall’altra parte», dicono dal comitato. Tra loro i malati di sclerosi laterale amiotrofica (Sla), persone attaccate ai respiratori artificiali che avvertono il governo: «Avete 22 giorni di tempo per esaminare le nostre proposte oltre i quali ci scappa il morto». Nel corso della protesta, una delegazione dei disabili ha incontrato i rappresentanti del ministero dell’Economia, mentre per il pomeriggio c’è un appuntamento con il ministero della Salute. Intanto dal Comitato 16 Novembre arrivano le direttive per il progetto del nuovo piano nazionale d’assistenza domiciliare, che sarà poi valutato dai vari ministri competenti.

La manifestazione del comitato 16 novembre in via XX Settembre (LaPresse)La manifestazione del comitato 16 novembre in via XX Settembre (LaPresse)

LE PROPOSTE – In una lettera 16 novembre onlus, puntualizza sull’assistenza domiciliare: serve sbloccare e distribuire alle Regioni i 275 milioni di euro previsti per la non autosufficienza (di cui il 30% solo per i malati di Sla) stanziati nella legge di stabilità del 2012. Fondi che tardano sempre ad arrivare e non bastano mai per tutti. «Uno sperpero di denaro mal gestito» fanno sapere i diretti interessati, perché la ripartizione dei fondi dedicati solo all’assistenza domiciliare -non per i ricoveri ospedalieri- ridurrebbe notevolmente la spesa totale per l’assistenza dei disabili . Il progetto stabilisce tre livelli assistenziali: quello medio, quello intenso e quello totale, stabiliti in base alla gravità della patologia, che spesso richiede in ogni caso, la presenza assistenziale vigile diurna per le attività quotidiane e per gli impegni giornalieri fra le 12 e le 24 ore.

NUOVO PIANO D’ASSISTENZA – Obiettivo del progetto è il permanere del malato in famiglia e provvedere al rientro dalla struttura sociosanitaria o ospedaliera che lo accoglie. Quasi 750 milioni si possono trasferire dalla Sanità (relativi alle residenze sanitarie) al Welfare. Circa 300 milioni andrebbero a carico degli enti locali e 600 milioni a carico dello Stato, alle Politiche sociali. «Questo passaggio potrebbe essere un investimento attivo capace di procurare risparmi consistenti nel tempo», incalza Mariangela Lamanna di 16 Novembre. I risparmi sembrano certi perché i ricoveri in strutture sanitarie specialistiche, generano un costo annuo per il Servizio sanitario nazionale di almeno 70.000 euro per malato critico. Se c’è risparmio ci sono nuovi investimenti e creazione di posti di lavoro.

La manifestazione del comitato 16 novembre in via XX Settembre (LaPresse)La manifestazione del comitato 16 novembre in via XX Settembre (LaPresse)

DISABILI E CARE-GIVER – La figura del care-giver infatti, è uno dei lavori non ancora riconosciuti legalmente ma fondamentale in una famiglia con persone disabili. Una battaglia lunga 18 anni, anche se in Senato da 2 anni la proposta di legge è bloccata, come raccontato a gennaio da Corriere.it. Oltre cinquemila famiglie in lotta legale per ottenere il prepensionamento lavorativo anticipato e un’indennità pari all’impegno «senza limiti» per accudire i propri cari. Per non parlare poi della «non-vita» che genitori o parenti sono costretti a vivere nella maggioranza dei casi. La stessa «non-vita» che i disabili gravi provano a vivere ogni giorno e per la quale fanno la guerra. Anche se armati solo della loro «dignità offesa».

Gianluca Russo
Corriere.it 12 giugno 2013
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