Emergenza case a Roma: 130 famiglie chiedono danni per 500mila euro

La richiesta al Giudice Civile di Roma per i presunti danni subiti dall’Ente Nazionale di previdenza per gli addetti e gli impiegati in agricoltura (Enpaia)

ROMA – Si torna a parlare di emergenza abitativa nella Capitale e questa volta dall’aula del tribunale. Centotrenta famiglie chiedono al Giudice Civile di Roma un risarcimento di cinquecento mila euro per nucleo famigliare per i presunti danni subiti dall’Ente Nazionale di previdenza per gli addetti e gli impiegati in agricoltura (Enpaia) oggi Fondazione, titolare di alcuni palazzi in via Deserto Di Gobi, via Benedetto Croce, via Righelli, via Grotta Perfetta, via Pian di Sco’ e via di Bonaiuto. Secondo il decreto legislativo 104/96 sulla dismissione degli immobili degli enti pubblici, Enpaia avrebbe dovuto dismettere il proprio patrimonio immobiliare «pubblico» alla scadenza del 2 marzo 2001, quindi nel termine di cinque anni dall’emanazione del decreto stesso.

DISMISSIONE DEGLI IMMOBILI – La dismissione mai avvenuta avrebbe consentito agli inquilini di acquistare i propri alloggi a prezzi di mercato e favorito un processo di sviluppo immobiliare previsto dalla normativa. Dopo la conferenza stampa di presentazione della causa civile il 19 luglio scorso, consapevoli del diritto di prelazione, gli inquilini rivendicano quel «diritto negato» e chiedono sessantacinque milioni di euro di danni. «In Italia si tende spesso ad occultare i diritti dei cittadini» spiega Vincenzo Perticaro, l’avvocato che segue la causa degli inquilini sostenuta dall’ Unione Sindacale di Base e dal comitato Asia. Secondo Perticaro «l’ente ha violato la legge di privatizzazione» e sostiene che «nonostante abbia percepito negli anni regolari canoni d’affitto dai 500 a 750 euro» come risulta dall’ultimo contratto del 2012 «Enpaia non ha mai pensato di locare la parte delle unità immobiliari residenziale a favore di fasce sociali disagiate, in concorso alla soluzione del problema casa».

ENTE PRIVATO – Il patrimonio immobiliare di Enpaia, destinato a uso residenziale, è stato acquistato quando l’ente era pubblico, prima ancora che il decreto legislativo 509/94 desse la possibilità agli enti pubblici di privatizzarsi. Una volta privatizzati, gli enti non avrebbero più potuto usufruire di finanziamenti pubblici ma Enpaia, nonostante la contribuzione obbligatoria a carico degli iscritti che realizza una forma indiretta di concorso finanziario dello Stato, pare non abbia investito nuovamente i fondi nella realizzazione di nuovi investimenti immobiliari secondo principi di «congruità di valutazione economica» come recita l’art. 1 della 104 in materia di dismissione. L’ente intanto procede con l’aumento dei canoni d’affitto fino a 1100 euro e sollecita gli inquilini ad acquistare le loro case a prezzi stabiliti, prima del termine di scadenza dello sfratto per finita locazione.

VIGILANZA DEL MINISTERO – Enpaia si istituisce nel 1937 come Cassa Nazionale di assistenza per gli impiegati agricoli e forestali (CNAIAF) con il compito di gestire la forma assicurativa dei lavoratori del settore agricolo. In quegli anni l’ente acquista il patrimonio immobiliare e nel 1995 diventa Fondazione senza scopo di lucro. Sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro e dell’Osservatorio sul patrimonio immobiliare, Enpaia avrebbe dovuto procedere in termini di legge alla dismissione del proprio patrimonio abitativo in tempi brevi. Gli inquilini citano in giudizio anche il Dicastero che avrebbe dovuto vigilare sulla trasparenza e garantire «l’avanzamento nell’esecuzione del programma di dismissione». Si attendono i primi sviluppi sulla vicenda da settembre e conclude Perticaro «credo fermamente nel diritto degli inquilini».

Gianluca Russo 

Articolo per Corriere.it del 3 agosto 2012

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