Case famiglia gestite da nuovi precari, protestano gli educatori: «Minori a rischio»

I precari dell’Ipab giovedì in sit-in davanti alla sede della Giunta . «Licenziati nonostante selezioni, ci sostituiscono con Cococo a 5 euro l’ora». Il direttore: «Colpa dei tagli»

ROMA – Sit-in di giovedì 31 gennaio sotto la sede della Giunta Regionale del Lazio , organizzato dagli educatori precari dell’Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza (Ipab) «Sacra Famiglia» per la tutela dei minori in case famiglia. Al loro fianco gli utenti e le famiglie per chiedere alla dirigenza dell’Istituto la riassunzione degli 11 operatori messi alla porta il 31 dicembre scorso e mettere fine alla precarietà che va avanti dal 200 e garantire adeguata assistenza a decine di minori a rischio.
RAGAZZI NON ACCOMPAGNATI – «Ospitiamo circa 26 ragazzi tra i 14 e i 18 anni – racconta Gaetano, un’educatore licenziato – sono minori non accompagnati, non hanno famiglia». Tra loro ci sono ragazzi afghani, egiziani e indiani arrivati in Italia in cerca di fortuna. Il centro garantisce loro assistenza sanitaria, istruzione e avviamento al lavoro con stage e tirocini. A diciotto anni però devono lasciare il centro. L’Ipab Sacra Famiglia gestisce tre strutture: un centro di prima accoglienza (Cpa) con 12 minori, il Gruppo Appartamento che ospita fino a 8 ragazzi e la casa famiglia Gemelli Diversi.

ASSUNZIONI FANTASMA – Quello che non va giù agli operatori licenziati è la promessa mancata di stabilizzazione del proprio posto di lavoro, nonostante aver comunque superato – nel 2008 – la selezione per regolarizzare i loro contratti. Attualmente infatti, a sostituire gli 11 licenziati, l’Istituto ha pensato di assumere 5 nuovi precari con contratto Co.Co.Co «a 5 euro l’ora che, su turnazione h24 gestiscono male un carico di lavoro troppo grande». Gli operatori, sulla base di questa riorganizzazione interna, mettono in discussione la qualità dei servizi svolti e la preoccupazione per la mancanza di personale disponibile per tutti gli utenti.

L’OCCUPAZIONE – «Quindici giorni fa abbiamo occupato la sede dell’Ipab di via Severi e siamo riusciti a riunire il consiglio d’amministrazione senza alcun esito» spiega Roberto Betti di Usb che segue la vicenda ed è preoccupato per il futuro degli educatori. La soluzione di Ipab, dopo l’occupazione, è stata solo quella di offrire agli operatori la possibilità di avanzare una richiesta di conciliazione. Conciliazione dalla quale però «restava esclusa la regolarizzazione dei contratti secondo richiesta del consiglio di amministrazione Ipab» continua Betti.

CONTRATTI NON RINNOVATI – L’Istituto Pubblico è gestito direttamente dalla Regione Lazio e gestisce rapporti diretti con il Comune di Roma. Da quanto affermato da Usb all’interno dell’organico di Ipab «si è pensato di regolarizzare i contratti degli amministrativi e non quelli degli operatori» e si punta il dito contro il contratto del direttore dell’Istituto Luciano Luppino. Infatti, nonostante pensionato ed ex dirigente del Comune di Roma, Luppino godrebbe di un contratto «d’inquadramento dirigenziale». Al momento nulla si muove però e tutti, operatori e utenti, restano a guardare. La Usb intanto invita al dibattito sulla questione i rappresentanti dei comitati elettorali per la Regione Lazio a cui chiede di confrontarsi con i lavoratori e la vertenza in atto.

LA REPLICA DELL’IPAB – A spiegare le cause del mancato rinnovo dei contratti degli educatori è il direttore dell’Ipab Luciano Luppino, che non vuole sentire parlare di «licenziamenti ma di scadenza di contratti». «Ci fu una selezione nel 2009 per le regolarizzazioni dei contratti, ma oggi senza fondi come faccio ad assumere i vecchi Co.co.co?» continua Luppino e parla di un debito di Ipab con le banche di oltre 3 milioni di euro. I conti in rosso di dell’Istituto non consentiranno quindi agli educatori il reintegro sul posto di lavoro. La soluzione per uscire dalla crisi potrebbe essere quella di esternalizzazione alcuni servizi alle cooperative esterne secondo Luppino, per cercare di rimettere in piedi la situazione economica dell’Istituto Sacra Famiglia. «La colpa è dei miei predecessori che non hanno mai messo in regola questi lavoratori» conclude Luppino che intanto attende un nuovo incontro con gli avvocati e il Ministero del Lavoro per trovare un ’alternativa alla situazione diìel precariato per i senza contratto. Infine Luppino precisa che «nonostante la situazione agitata per il centro, tutti i servizi ai minori sono svolti regolarmente dai nuovi collaboratori».

Gianluca Russo

31 gennaio 2013-Corriere.it

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