Storie di famiglie senza casa sfrattate «senza motivo»

ARTICOLO DEL 29 GENNAIO 2015 – CORRIERE DELLA SERA.IT

Dopo il presidio alle Politiche Sociali, per le famiglie sfrattate dagli alloggi temporanei, non ci sono risposte per tutti e molti vivono per strada da giorni

di Gianluca Russo

ROMA – Escono per andare a prendere i bambini a scuola e al loro ritorno le serrature delle porte di casa sono state cambiate. Non solo. Con l’arrivo delle forze dell’ordine e del responsabile della Cooperativa Atlante, che fa capo alla Enriches29 (Ente affidatario del servizio d’accoglienza temporanea), le quattro famiglie assegnatarie, sgomberate già dal palazzo dell’ex scuola Hertz in via Tuscolana 1113 e dall’occupazione di via delle Acacie 56, sistemate poi a Fonte Laurentina, hanno trovato gli appartamenti completamente svuotati da qualsiasi effetto personale avessero dentro. «Hanno chiuso e mischiato la nostra roba in bustoni neri di plastica» racconta Flavia, mamma trentenne di una bambina di sei anni, che non riesce a capire il motivo di un gesto cosi «vigliacco» che l’ente gestore degli appartamenti ha permesso ad un gruppo di persone incaricate, che in fretta hanno buttato via tutto. Storie di famiglie e di minorenni che hanno il terrore di vedere un semplice vigile urbano perché nei loro ricordi, restano ben impressi tutti gli interventi delle forze dell’ordine, che in diverse circostanze li hanno sgomberati da casa. E poi ci sono tutti quei bambini che non hanno mai la certezza dopo la scuola, di ritornare nelle loro case perché qualcuno adesso e ancora una volta, le può chiudere con forza.

Tra la roba ammassata anche il macchinario per l’aerosol, abiti, medicinali e pannolini, e settecento euro che non si trovano più. «Un vero e proprio furto organizzato» continua Flavia e oggi più di prima si trova in difficoltà perché ogni giorno deve accompagnare la figlia a scuola dall’altra parte della città. Stessa sorte per le altre mamme di Fonte Laurentina che sotto le Politiche Sociali, con un presidio durato circa una settimana, hanno ottenuto solo un parziale e precario risultato e alloggi non per tutti. Dall’ultimo incontro con la delegazione degli inquilini, l’assessorato ha provveduto a sistemare solo due delle otto famiglie ancora in emergenza abitativa. La procedura di sgombero è stata piuttosto silenziosa e improvvisata, nessuno li ha avvertiti e il motivo sembra essere legato alla mancanza di fondi di gestione alloggi delle Politiche Sociali in accordo con la Eniches29. Gabriella vive in un alloggio temporaneo al Camping Aurelia e pure a casa sua le cose non vanno bene. «Altro che accoglienza» racconta, da giorni il suo «container» è senza luce e senza riscaldamento perché le spese di gestione sono ormai troppo alte da pagare e il Comune di Roma non eroga più un euro. «Sono costretta ad andare a casa di amici» continua Gabriella che in questa situazione di disagio abitativo ha perso pure il suo lavoro.

Dopo lo sgombero delle quaranta famiglie dal palazzo di via delle Acacie 56, il Comune di Roma le ha sistemate un po’ ovunque: quattro a Fonte Laurentina, diciassette a Valle Santa (Boccea), dieci a Casetta Mattei, cinque a via Tertena (Pisana), una a Torre Angela, tre a Lunghezza e Lughezzina e una a Tor Tre teste all’interno di un residence per lo più fatiscente. Tra questi c’è il signor Francesco, cinquantenne cardiopatico che all’improvviso si è ritrovato senza corrente elettrica né riscaldamento. Soffre del morbo di Parkinson e non può di certo sostenere questo tipo di situazione, costretto tra l’altro, a prendere tredici farmaci al giorno. «Non so davvero cosa fare» racconta e fa riferimento alle sue condizioni fisiche precarie per un «pacemaker» che in questo caso non gli lascia scampo. Sta sempre male ed è solo in casa, in quell’appartamento nel residence che le Politiche abitative gli hanno assegnato e nel quale non paga più le utenze. Si attendono risposte dalle Politiche Sociali intanto le famiglie riunite in comitati preparano l’ennesimo presidio per chiedere una casa «non bella ma dignitosa» intanto i bambini continuano ad avere paura.

La disperazione delle famiglie sfrattate
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