Epipoli: ecomostri, rifiuti, sterpaglie e rischio allagamenti

La denuncia di Russo, presidente di circoscrizione: «Quartiere nel dimenticatoio, le mie segnalazioni cadono nel nulla»

Osservare Siracusa senza lenti colorate, al netto delle promesse sul restyling urbano annunciate dal Comune, potrebbe lasciare chiunque a bocca aperta. E non per il paesaggio mozzafiato in questo caso. La periferia nord-ovest della città si presenta così: discariche abusive a ridosso dei palazzi, mobili abbandonati accanto i cassonetti, sterpaglie fitte ed ecomostri in cemento bruciati dal sole. Lo scenario è sempre lo stesso e il degrado ambientale vittima dell’incuria, è sotto gli occhi di tutti. In viale Epipoli c’è una vasta area abbandonata di fronte via Monte Pellegrino, e al centro, un solo cubo di mattoni che da lontano sembra una casa.

Lasciata li, sommersa dalle sterpaglie, a custodire al suo interno l’ennesimo immondezzaio abusivo a due passi dalle abitazioni. «Quella porzione di terreno al catasto non esiste – spiega Salvatore Russo, presidente del consiglio di quartiere Epipoli – dentro la casa abbandonata qualcuno ne approfittava e ci chiudeva dei cani da caccia». Cespugli e sterpaglie rischiano di prendere fuoco in quella zona come è successo già in passato. Altro che verde pubblico. L’anno scorso il servizio di pulizia dell’area svolto dall’Igm, è stato interrotto nell’attesa del nuovo “bando sul verde pubblico” che ha di fatto affidato a cinque ditte diverse, la cura dei polmoni verdi della città, delle scuole, dei parchi e del cimitero.

«Abbiamo atteso tre mesi sommersi da cespugli altissimi» ricorda Russo, che aspetta da maggio la potatura delle siepi e delle erbacce sui marciapiedi sommesi dalla spazzatura. «Ho chiesto un cronoprogramma delle bonifiche all’ufficio del Verde Pubblico ma ignorano la mia segnalazione con un secco “non possiamo intervenire perché siamo in emergenza”», sottolinea il presidente del consiglio di quartiere, che non accetta scuse e non ci sta. In via Asbesta ad esempio, c’è una siepe alta due metri ma a nessuno interessa se non ai bambini che transitano tutti i giorni, costretti a superare percorsi ad ostacoli. Tutto va a rilento insomma.

«Ho fatto notare all’ufficio ambiente che oltre alla bonifica delle discariche a cielo aperto, servirebbe vigilare l’area e imporre sanzioni per coloro che scaricano in mezzo alla strada» incalza Russo, e non ha dubbi sul fatto che proprio i residenti si prendano il lusso di scaricare senza cura e lontano da occhi indiscreti. «L’Igm pulisce ma il giorno dopo è di nuovo discarica». Alla monnezza, si aggiungono gli ecomostri in cemento che spuntano come funghi nella moderna zona Pizzuta. In via Guardo infatti, spicca in alto lo scheletro di un palazzone di proprietà della Croce Rossa, una vera e propria cattedrale nel deserto abbandonata. Per non palare poi dei canali di scolo delle acque bianche, tappati e che non servono a nulla.

Quando piove il quartiere Epipoli diventa uno stagno: «lo ha dimostrato anche il video virale di un cittadino, che con pinne e occhiali nuotava tra le pozzanghere dopo un temporale» ricorda Russo. Ironia a parte, «ci sono due canali di scolo per l’acqua ma uno di questi è intasato e durante gli allagamenti, la gente resta bloccata dentro casa e gli incidenti d’auto si moltiplicano». I residenti provvedono alla pulizia delle griglie quando la situazione è al collasso, scendono in strada e si rimboccano le maniche, ma cominciano ad essere stanchi di questa autogestione perenne nell’indifferenza totale.

GIANLUCA RUSSO

ARTICOLO DEL 3 LUGLIO 2016 “LA SICILIA” 

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