Emergenza rom, le proposte dei professori: «Diritto all’abitare e inclusione sociale»

Presentato uno studio sottoscritto da quaranta intellettuali romani e 44 associazioni di rom e sinti di tutta Italia

ROMA – Fra le tante «agende» politiche ricche d’impegni, anche l’Associazione 21Luglio per i diritti dei rom, ha ben pensato di presentarne una tutta sua: «Agenda Rom. Dall’ossessione securitaria alla solidarietà responsabile: sei punti per voltare pagina a Roma». Uno studio approfondito sulle condizioni di vita dei rom e dei loro campi, oltre alle proposte per l’integrazione. Lo studio presentato martedì 22 nel palazzo della Federazione della Stampa, è sottoscritto da quaranta intellettuali romani e 44 associazioni di rom e sinti di tutta Italia.

STOP EMERGENZA – Tra i professori e gli studiosi firmatari dell’agenda: Ulderico Daniele, Marco Brazzoduro, Monica Rossi. Tra i firmatari anche Luigi Manconi, Leonardo Piasere, Nando Sigona. Un’indagine approfondita con lo scopo di lanciare proposte concrete, fondate sul riconoscimento del diritto all’alloggio adeguato per i rom. «La proposta principale contenuta nell’Agenda Rom è il superamento dell’approccio emergenziale» spiega Carlo Stasolla dell’Associazione 21 Luglio. Infatti, da sempre a Roma la presenza dei rom ha acceso un vespaio di polemiche, fino al punto di gestire il fenomeno come un vero problema, un’emergenza. «Il tema dei rom non dovrà più rientrare all’interno delle questioni che riguardano la sicurezza ma in quelle che riguardano l’inclusione sociale» continua Stasolla che tra gli altri impegni dell’agenda, cita quelli riguardanti la chiusura dei campi non a norma.

CAMPI CHIUSI – Tra gli obiettivi dell’agenda rom quello della chiusura di otto «campi nomadi istituzionali» attrezzati: Cesarina, Camping River, Salone, Castel Romano, Candoni, Gordiani, Lombroso, Barbuta. Tutti gli altri «campi tollerati» saranno invece rimessi a norma in attesa di essere poi definitivamente chiusi. Si parla di diritto all’abitare nell’agenda di 21Luglio, d’impegni da prendere con il governo locale di Roma Capitale per parlare d’inclusione dei rom contro quel radicato pregiudizio etnico che li esclude come minoranza sociale. Secondo le stime di 21Luglio, dal 2009 al 2012 sono stati 450 gli sgomberi nella Capitale costati al Comune di Roma 6.750.000.

SGOMBERI FORZATI – «Oltre dieci volte in più quanto speso dal Comune per i progetti d’inclusione lavorativa per i rom» si legge nell’ultimo rapporto sul piano sgomberi dell’associazione. Il maxi conto dell’amministrazione capitolina comprendeva inoltre la pulizia dei rifiuti, l’impiego di forze dell’ordine con le unità di strada. Per sgomberare 480, circa 2.200 persone, Roma Capitale ha speso oltre 14 mila euro a famiglia per far vagare da un campo all’altro, persone senza alcuna soluzione. La denuncia delle associazioni rom e sinti comincia proprio dal mancato rilascio alle famiglie di notifiche di sgombero o di avvisi per evitare la sorpresa di essere sbattuti fuori casa, spesso nelle prime ore della mattina. E nonostante l’Ecri (Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza) già nel febbraio dello scorso anno, esortava le autorità italiane a «garantire a tutti i rom che possono essere sgomberati dalle loro abitazioni il rispetto di tutte le garanzie previste dal diritto internazionale in materia» l’esclusione sociale dei rom continua.

Gianluca Russo

22 gennaio 2013 – Corriere.it

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