«Roma disarmata contro tossicodipendenze» chiusi altri Sert, restano solo 2 centri d’aiuto

Operatori e volontari preoccupati: allarme eroina, molti ragazzi ci muoiono tra le braccia. «Tagliati i servizi, il Comune punta troppo sulla prevenzione nelle scuole»

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ROMA – «Roma disarmata nella lotta alle tossicodipendenze»: è quanto sostengono gli operatori del settore dopo che gli ultimi interventi del Campidoglio hanno ridotto il sistema dei Sert da 6 centri diurni a bassa soglia e 3 centri notturni a 1 solo centro diurno ed 1 solo notturno. Scesi in sit-in di mercoledì 23 gennaio a Tiburtina, per gli operatori «disoccupati» dei centri d’assistenza per tossicodipendenti sono preoccupati. C’è chi parla di emergenza droga e lancia l’allarme per il ritorno dell’eroina in città. L’allarme arriva dai centri di accoglienza per tossicodipendenti dislocati nella Capitale che fanno parte del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienza (Cnca).

STOP AI SERVIZI – Il 31 dicembre 2012, in effetti, l’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze (Act) ha chiuso altri 2 centri diurni e 1 notturno «a bassa soglia» che da più di 10 anni accoglievano persone tossicodipendenti senza fissa dimora. Il centro diurno di Scalo San Lorenzo gestito dalla cooperativa Parsec e il centro diurno e notturno Aldea gestiti dall’associazione La Tenda e dalla cooperativa Il Cammino, dall’1 gennaio 2013 hanno cessato la loro attività per mancanza dei fondi di gestione non erogati dall’Act. Un impegno che viene meno dalla Regione Lazio e dall’amministrazione Capitolina che si occupano da sempre di pubblicare i bandi per i progetti da realizzare a favore del recupero dalle tossicodipendenze.

RIABILITAZIONE DIFFICILE – «Si punta sulla prevenzione e non troppo sulla riabilitazione» spiega Franco Gambacurta, responsabile dell’unità di strada di Villa Maraini. «La cura della riduzione del danno non sposa l’idea dell’Act in merito – continua Gambacurta – secondo l’agenzia è come se favorissimo i tossici a farsi meglio, ma in realtà riduciamo il rischio di morte per strada dei tossicodipendenti ed evitiamo problemi di ordine pubblico».

I CASI DI OVERDOSE – Intanto resta una sola unità di strada d’emergenza gestita da Villa Maraini che fuori dalla Stazione Termini (nelle ore pomeridiane) e a Tor Bella Monaca (la mattina) porta avanti i progetti di riduzione del danno offrendo agli utenti la possibilità di chiedere aiuto agli operatori che non hanno però più fondi per loro. Negli ultimi giorni, «c’è stata un’overdose brutta – racconta l’operatore del camper della Croce Rossa – il ragazzo lo abbiamo salvato all’ultimo minuto». Sulle differenze di gestione del fenomeno tossicodipendenza «si parla di cure di destra e di sinistra» incalza con una battuta Stefano Regio, presidente della cooperativa Il Cammino che rileva l’inutilità da parte dell’Act di destinare fondi a progetti di prevenzione nelle scuole materne «invece di favorire il recupero dei casi disperati di droga in giro per la città». Secondo Il Cammino, l’Act avrebbe destinato 20 mila euro per 5 progetti d’intervento e prevenzione droga nei programmi delle scuole d’infanzia.

SENZA CENTRI ANCHE IN CARCERE – La mancanza di fondi ha coinvolto pure il progetto Replan che costava 150 mila euro e prevedeva il reinserimento lavorativo, per i tossicodipendenti o ex carcerati, all’interno di una vera palazzina con appartamenti in via Bardineto. Stessa sorte per il centro diurno Massimina sull’Aurelia e il centro di Città della Pieve, fiore all’occhiello prima, ormai fermo da giugno 2012. Chiude pure il telefono di Pronto aiuto di Villa Maraini e chiudono le postazioni d’emergenza anche dentro il carcere di Rebibbia. «Il pronto aiuto esiste da 25 anni e nell’ultimo bando per la consulenza ai minori a rischio penale è arrivato ultimo», conclude Gambacurta, che spera almeno nella sopravvivenza, seppur su base volontaria, del camper d’emergenza. Nella lista ci sono pure il centro diurno e notturno della Comunità Nordest e progetti dell’associazione Magliana 80.

«RENDICONTI E SPESE GONFIATE» – Sono in totale 10 i progetti d’inserimento lavorativo con i Sert oggi chiusi. Non è da sottovalutare il controverso rapporto di collaborazione tra l’Act e il Cnca che dal 2009, realizzano insieme progetti a favore del recupero della tossicodipendenza, per un totale di oltre 17 servizi creati. Oggi tutti chiusi. «I fondi annuali per i servizi arrivavano: 3 milioni di euro dal Comune di Roma e circa 2 milioni di euro dalla Regione Lazio, che finanzia un’altra piccola parte», conclude Regio che parla di «guerra» nel conflitto sulle diverse opinioni e i piani di gestione sul fenomeno tossicodipendenza. A parlare invece di spese gonfiate relative ai servizi oggi chiusi è il direttore dell’Act Massimo Canu. Secondo Canu alcune associazioni (ancora prima della direttiva del 2003 che obbligava gli enti a presentare i rendiconti di spesa sostenuti ogni mese) hanno presentato spese gonfiate spesso non mirate a ricoprire gli scopi dei servizi.

RICARICHE CELLULARE – «Nei rendiconti di Magliana 80, ad esempio, abbiamo trovato spese per ricariche del cellulare del direttore» racconta a Corriere.it Canu, e parla poi dei costi per la benzina della comunità di Città della Pieve, tra i 1500 e i 2000 euro al mese. Spese enormi secondo il direttore, che a grandi linee spiega così la decisione di chiudere alcuni servizi: «Nel 2003 la direzione dell’Agenzia Capitolina per le tossicodipendenze decise di fare un’ispezione a ciascun ente, inserendo poi l’obbligo di quadratura mensile e non più bimestrale» sottolinea Canu parlando di monitoraggio dei pubblici servizi. E proprio partendo dai monitoraggi frequenti l’Act ha fatto i conti decidendo la chiusura di quei servizi con pochi utenti e tante spese vive.

CURA METADONICA A RISCHIO – Ma sempre a proposito si spese per i servizi mancanti, manca dal 2011 la delibera per il finanziamento riguardante la terapia metadonica utilizzata da Villa Maraini: 5,18 euro per oltre 350 persone, per un totale di spesa di 500 mila euro annui, che a Villa Maraini è anticipato volontariamente dagli operatori e dai sostenitori. Il fenomeno droga fa paura e l’allarme tuona in città. I numeri delle unità di strada per i tossicodipendenti parlano chiaro: su 25 mila interventi su soggetti attivi, realizzati nel 2012 a Tor Bella Monaca, si sono registrate oltre 65 persone in overdose salvate. «Purtroppo non va sempre bene», ammettono gli operatori dal Camper, e tornano a sottolineare: «C’è una nuova emergenza con l’eroina tagliata male; spesso i ragazzi ci muoiono tra le braccia».

Gianluca Russo

articolo 29 gennaio 2013 del corriere.it

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