Gioco d’azzardo, sulla Cassia scatta l’allarme

Boom di slot. Dilagano cartelloni pubblicitari, Presidente del XX Municipio accusato di non aver arginato l’aumento

ROMA – Allarme nel XX Municipio, dove il proliferare delle sale da gioco e delle macchinette slot nei bar è diventato un serio problema per i cittadini. Si teme il dilagare della criminalità legata al giro del gioco d’azzardo, mentre le strade tra corso Francia e la Cassia si riempiono di mega cartelloni pubblicitari che «lanciano» le nuove attività ludiche con le macchinette mangiasoldi. Martedì 26 si è discussa la sfiducia al presidente Gianni Giacomini, che secondo il Comitato cittadino non avrebbe «fatto nulla contro le troppe sale gioco nel quartiere». Il tema sarà affrontato anche nell’aula del consiglio municipale di via Flaminia, perché il comitato quei cartelloni pubblicitari e manifesti abusivi di sale gioco e slot machine proprio non ce li vuole. Il fenomeno della ludopatia dilaga fra i giovanissimi, ma colpisce anche gli adulti. I dati 2012 del Dipartimento politiche antidroga rivelano che nel Lazio un malato da gioco riesce a spendere quasi duemila euro l’anno per il suo «divertimento patologico».

L’URBE COME LAS VEGAS – Nella Capitale bingo e sale da gioco nascono come funghi. È già una realtà la «Tiburtina Valley», e qualcuno punta forse sulla «Cassia Valley» perché il proliferare delle attività da gioco interessa pure un tratto di otto chilometri tra corso Francia e la Giustiniana. Otto sale da gioco e «un’aggressione» di cartelloni pubblicitari che invitano a entrare e provare. Il Comitato cittadino XX Municipio è in allerta e denuncia un possibile stato di emergenza gioco d’azzardo per i giovani nel quartiere, che è già al collasso per altri motivi tra cui traffico e d’ inquinamento.

«AZIONE PREVENTIVA» – Da gennaio 2013 il Comitato ha riscontrato una forte presenza di sale da gioco e macchinette mangiasoldi soprattutto all’interno di bar e attività commerciali, che nel tratto in questione sono tutte «concentrate in piccole isole del divertimento». Non mancano nemmeno i sexy shop. «La nostra è un’azione preventiva per i giovani» spiega la responsabile del Comitato Renata Norelli, preoccupata per il proliferare del fenomeno che «crea dipendenza». La vicepresidente, Grazia Salvatori, aggiunge: «È come se ci fosse stato un assalto di cartelloni pubblicitari al liceo De Sanctis». La protesta per i troppi cartelloni infatti è partita proprio dagli studenti dell’istituto. Ma qualche settimana fa – sottolinea il Comitato – il presidente del Municipio, rispondendo a un’istanza presentata dai cittadini, ha precisato che «molte di quelle sale da gioco sono legali e possono svolgere regolare attività».

MONITORAGGIO SALE GIOCO – A settembre dello scorso anno, il Comune ha emanato una direttiva alla polizia municipale per avviare il monitoraggio di queste attività spesso illecite. Sono stati redatti 18 verbali, alcuni dei quali nelle zone centrali della città. In periferia invece, sostiene l’assessore alle Attività produttive Davide Bordoni, il Campidoglio «non riesce ad applicare le delibere di tutela adottate nel centro storico». Bordoni è in disaccordo con la normativa nazionale, che ritiene troppo permissiva. Infatti se si tratta di aprire strutture non più grandi di 2500 metri quadri è sufficiente che il soggetto privato invii al Municipio una SCIA (Segnalazione certificata inizio attività). Per le strutture oltre i 2500 metri quadri la competenza passa al Comune o alla Regione.

PROGETTI ANTI USURA – «Con le liberalizzazioni le sale da gioco hanno avuto la possibilità di aprire ovunque – sottolinea Bordoni – Il Comune non può fare nulla perché basta un ricorso al Tar e si ottiene il permesso». A contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo è la prevenzione rivolta ai giovani: il Campidoglio, con un finanziamento di circa 50 mila euro, ha realizzato il progetto «sull’uso consapevole del denaro» in oltre 30 scuole. Altri 250 mila euro sono stati stanziati per l’apertura di sei centri anti- usura, per contrastare un fenomeno tradizionalmente correlato al gioco d’azzardo. C’è inoltre la delibera n°35, spiega l’assessore, «con cui diamo la possibilità ai privati di ottenere più facilmente la licenza per bar e ristoranti se al loro interno non risultano macchinette e slot». Si tratta però di una libera scelta da parte dell’esercente, che decide se avere o meno nel suo locale l’angolo del divertimento virtuale.

GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO – Sul gioco d’azzardo i dati nazionali del Dipartimento antidroga sono allarmanti: il 19% dei giovani tra i 15 e i 19 anni utilizza più volte al mese macchinette e giochi online in modo convulsivo. In un’intervista telefonica a Corriere.it lo psicologo Marco Baranello, fondatore della teoria emotocognitiva del Centro trattamento psicologico di Roma, spiega il processo di creazione del disturbo comportamentale nel malato da gioco. Si parla gioco convulsivo patologico (Gap) quando il gioco convulsivo diventa un disturbo di controllo degli impulsi.

FIUME DI DENARO BRUCIATO – C’è il giocatore d’azzardo quando c’è un’ investimento di denaro illimitato relativo al gioco. La persona di solito comincia a sperimentare un’azione comportamentale legata al gioco ricevendo feedback (vincita o perdita) creando un’ automatismo che produce un’attivazione, ovvero il pensiero di dover giocare sempre. Il malato da gioco, quando prova a frenare il desiderio di giocare, inizia a sperimentare il vuoto attorno a sé, ovvero l’astinenza. La questione è aggravata dal presenza del denaro. «Quando c’è una perdita – conclude Baranello – la persona comincia a giocare non solo per divertimento ma per il recupero della somma persa che non arriva mai». In fondo si sa, il banco vince sempre!

Gianluca Russo

27 febbraio 2013 Corriere.it

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