Stefania è morta dopo un coma vegetativo post parto

Gli indagati, due ginecologi e due anestesisti dell’ospedale Villa San Pietro di Roma, non si sono mai presentati a nessuna convocazione richiesta dal legale di Roberto (compagno della vittima). In un fax hanno spiegato: «siamo una struttura ispirata a principi religiosi, non scendiamo a trattative».


Un intervento di routine che è costato la vita ad una giovane mamma. «Per salvare Stefania bastava forse asportare l’utero» racconta Roberto. I medici consapevoli della placenta previa, avrebbero deciso di non procedere all’asportazione dell’organo. Questo avrebbe provocato lo scoppio dell’emorragia interna che ha causato lo stato vegetativo di Stefania. Oltre alle gravi lesioni al cervello e forse anche la perdita della vista.

Secondo Roberto, Stefania sentiva tutto: «percepiva le emozioni e riconosceva le persone care». Lui non ha mai nascosto nulla alle bambine riguardo le condizioni della madre, le portava con se quando la compagna era ricoverata a Montecatone. Con voce strozzata continua: «Stefania piangeva ogni volta che vedeva le bimbe e il giorno in cui le ho portato la più piccola, poco dopo è morta». Roberto Bedetti, 37 anni, vedovo con tre bambine piccole, ora è in attesa del processo che vede imputati i quattro medici con l’accusa di omicidio colposo. Per far partire le indagini, lui e le sue figlie hanno dovuto effettuare l’esame del Dna, perché Roberto e Stefania non si sono mai sposati.

«Mi hanno rovinato la vita, ho tre bambine piccole a cui badare, ho anche perso il lavoro». Lavorava al bar della Casa del Cinema, era diventato capo cameriere, la mattina portava le due figlie più grandi a scuola e la più piccola la affidava alla nonna. Nel fine settimana andava a trovare la sua compagna, immobilizzata in una clinica di lunga degenza a Imola, oltre 400 chilometri da Sacrofano dove vive. «Quando c’era tanta neve, prendevo il treno e mi sembrava di non arrivare mai».

«La mia vita è diventata durissima, senza un aiuto, da solo, ero costretto a prendere le ferie dal lavoro. Non essendo sposato non ho potuto chiedere la 104 e quando è finito il congedo parentale, mi hanno licenziato». La prima udienza del processo per omicidio colposo è stata fissata a febbraio, dopo tre anni di indagini in cui gli esperti hanno riscontrato una serie di negligenze dei medici durante il cesareo del 31 luglio 2012: «doveva essere una festa, con le mie due figlie aspettavamo nel corridoio dell’ospedale, invece è uscita l’ostetrica piena di sangue che gridava e mi chiedeva di portare via le bambine».

Gianluca Russo e Patrizia Angona – 21 DICEMBRE 2015 RESPONSABILECIVILE.IT

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