«Io, molestata da mesi sotto casa ma nessuno può fare nulla»

La vittima è una ragazza di 28 anni di Roma: ogni volta che esce trova due uomini stranieri che vivono in una vicina baraccopoli che provano a toccarla

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«Sanno tutto di me»

L’ultima volta i due l’hanno aspettata sotto casa e hanno provato a toccarla, a baciarla, a ripeterle frasi in rumeno e stringerla nel tentativo di approfittare di lei. Nella fuga solo il padre, testimone dell’accaduto, è riuscito a sventare «il tentato stupro» perché in un quartiere come il Prenestino «queste cose sono all’ordine del giorno». Intanto è scattata una denuncia contro ignoti , come spiega l’avvocato Alberto Marsili Feliciangeli, legale della vittima, «per ogni reato che si dovesse ravvisare nella fattispecie». Non è tranquilla Marta, soprattutto da quando ha capito che sotto casa, passa una sola volta al giorno la macchina dei carabinieri per controllare, poi nessun altro

Gli stalker

Marta non è sicura perché ogni volta che esce quei due uomini sono lì e nessuno può darle aiuto. Si avvicinano e solo se qualche passante interviene scappano verso il parco, anche se «quelli tornano sempre». Di mattina o di sera l’incontro assume gli stessi toni dispregiativi di sempre. «Ho chiamato i carabinieri alle 18:45 ma sono arrivati dopo un’ora» ricorda, «mi hanno detto di stare attenta e di non uscire da sola» e dicono che «hanno le mani legate». Infatti, in quella baraccopoli in cui si nascondono gli aggressori, non ci sono neanche entrati. Una storia che si ripete: «Qualche anno fa un uomo è riuscito a tirarmi in macchina e toccarmi le parti intime», lo stesso poi che non le ha dato tregua per molti mesi, fino al punto di entrarle in casa e mettere sottosopra la sua stanza.

Casi di violenza a Roma

A fotografare la situazione generale sulle mancate denunce è uno dei centri d’ascolto che da poco ha riaperto i battenti. «L’ottanta per cento delle donne che si rivolgono al centro sono vittime di violenze da parte di compagni, padri e mariti» conferma Stefania Catallo, Presidente del centro di supporto psicologico «Marie Anne Erize» di Tor Bella Monaca, che a febbraio ha riaperto il servizio. Le attività al centro si concentrano sul primo soccorso alla vittima, con l’accompagnamento presso le forze dell’ordine, l’assistenza medica e legale, e per i casi più gravi sono previste le segnalazioni presso le case rifugio. «Molte mogli non denunciano i mariti per paura di vendetta sui figli» spiega Catallo, e incalza sul senso di «vergogna» che provano le vittime di violenza sessuale che «hanno paura di essere etichettate puttane». Per le lavoratrici poi il timore più grande è che a lavoro si sappia qualcosa. «Sembra assurdo ma è cosi».

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