«Roulottopoli», sempre più famiglie costrette a vivere in case su ruote

Tanti romani tra i poveri che vivono senza riscaldamento né servizi igienici. «I soldi della pensione bastano solo per le medicine, non possiamo permetterci un appartamento»

di Gianluca Russo

GUARDA IL VIDEO REPORTAGE REALIZZATO PER CORRIERE.IT  

ROMA – La tragedia del giovane accoltellato al petto con un fermaporta e ucciso da un indiano che viveva in una roulotte in via Garibaldi, a Trastevere, riaccende i riflettori su quella parte di città abitata da oltre 20 mila persone che quotidianamente sopravvivono grazie alle mense per i poveri, o che per lavarsi usano le fontanelle o i bagni pubblici nei cimiteri. Una città dove si moltiplicano i villaggi di roulotte. E non solo quelli dei nomadi. Al Verano, nell’ampio parcheggio a ridosso della Tangenziale est, è facile individuarne uno: 12 piccole case su ruote accolgono famiglie, single, bambini e anziani. Alcuni di loro sono stranieri, altri sono coppie romane che mai avrebbero immaginato di finire in mezzo alla strada. E’ il ritratto di «roulottopoli», una delle tante facce della Roma dei diseredati fotografata nell’ultimo rapporto della Comunità di Sant’Egidio, che evidenzia una forte crescita del tasso di povertà tra le famiglie romane e lancia (come raccontato giorni fa da Corriere.it) l’allarme per oltre trentamila i bambini esposti a rischio alimentare.

SOGNO DI UNA VECCHIAIA TRANQUILLA – Da anni molte delle famiglie in roulotte vivono in condizioni disumane, senza riscaldamento in inverno ed esposti a rischi di ogni genere. «Ogni tanto ragazzi si ubriacano davanti la mia roulotte e fanno casini» racconta M., romano di 75 anni che da quattro, vive con la moglie in pochi metri quadrati e lontani anni luce da «quella vecchiaia tranquilla» che sognava. Una vera emergenza di cui nessuno sembri occuparsi e gestire, anche perché i municipi con «roulottopoli» tollerano in qualche modo questa condizione. «Uso la pensione per le medicine e le visite mediche, non posso permettermi di più» racconta un altro abitante del Verano che oggi, dopo il secondo intervento al cuore, è costretto a curarsi dentro la sua roulotte e dormire sul materassino da campeggio.

POVERTA’ «PARCELLIZZATA» – Di «roulottopoli» se ne trovano molte in giro per la Capitale: in via Giustiniano Imperatore, via Ostiense, via dell’Industria in zona Eur. Piccoli insediamenti su quattro ruote anche a Ponte Milvio, Tiburtina e sul Lungotevere Diaz, ma è difficile localizzarli tutti con precisione, perché molte di queste persone si spostano più volte e vivono sempre più nell’ombra. «Le roulotte non devono essere soluzioni abitative stabili» spiega Francesca Zuccari di Sant’Egidio che insieme agli operatori della Comunità, si occupa di fornire nuove roulotte a chi richiede un tetto temporaneo sopra la testa. La povertà a Roma è un fenomeno «parcellizzato» che abbraccia diverse fasce d’individui e non è semplice fare una stima numerica: 40% di giovani disoccupati e 50 mila ultra quarantenni. Sono i più deboli, quelli che soffrono la difficoltà di un nuovo inserimento lavorativo.

RICERCA DI ALLOGGI ATER – L’allarme povertà si concentra soprattutto sugli anziani, le persone in isolamento sociale che non usufruiscono di reti di sostegno e che in molti casi rappresentano il vero «welfare» per le giovani famiglie e i ragazzi. Sono gli unici possessori di reddito stabile che in ogni caso sostengono e garantiscono una sicurezza per l’intero nucleo familiare. «Contro le roulottopoli servono vere politiche abitative, non cerotti» incalza l’Assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini che ricorda l’utilità della sperimentazione con «Social Card» per i nuclei familiari con minori a carico e con un Isee inferiore a 3000 euro. «Nel 2020 l’Italia dovrà avere 2.200.000 poveri in meno» continua Cutini, in merito alle politiche sul «Welfare» e agli obiettivi strategici europei da raggiungere in contrasto alla povertà. Il disagio legato alle «roulottopoli» romane sembra trovare soluzione nel lavoro del Comune di Roma e del Dipartimento Politiche Abitative che hanno avviato una ricerca di alloggi Ater, utili ad arginare il problema. Perché a queste persone non serve la compassione ma una casa. Vera.

ARTICOLO DEL 24 FEBBRAIO 2014 – CORRIERE DELLA SERA.IT

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