Nel campo senza acqua potabile, 4 bagni per 200 rom, c’è pure la «tassa» sulla luce

ARTICOLO DEL 29 OTTOBRE 2013 – CORRIERE DELLA SERA.IT

Denuncia dell’Associazione 21 Luglio: il proprietario del terreno impone a ogni famiglia di pagare 50 euro al mese. Il Comune: «Pagamenti non dovuti e la convenzione è scaduta»

di Gianluca Russo

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ROMA – Un campo rom che è terra di nessuno, gestito da una società privata incaricata dal Comune di Roma che, con una spesa di 26 mila euro al mese (si legge nel contratto del 2009) è incaricata di gestire e controllare gli ingressi e le uscite delle persone e dei parenti delle famiglie ospitate. Senza acqua potabile e spesso senza elettricità. E’ il «villaggio attrezzato» di via della Cesarina, tra via Nomentana e il raccordo anulare. Dove le somme pagate da Roma Capitale per il mantenimento del campo sembrano non bastare a soddisfare le pretese del proprietario del terreno, che impone ad ogni famiglia il pagamento di una retta mensile di 50 euro per l’elettricità: una spesa non prevista nell’accordo col Campidoglio. «Il contratto non è più valido» fa sapere l’Ufficio Nomadi del Comune di Roma che boccia l’attuale gestione del campo , mentre l’Associazione 21 Luglio denuncia le condizioni di vita e la «gestione poco trasparente» dell’insediamento.

GESTIONE CONTESTATA – Non possono ricevere visite le famiglie del campo di viale della Cesarina, 2. Una donna anziana sfoga la sua rabbia: «E’ come stare in carcere», ma sa bene che in carcere le visite si possono fare e più volte. Alcune famiglie raccontano di pagare 50 euro al mese al «padrone del campo» per coprire le spese della corrente elettrica e il ritardato pagamento della somma costringe molte di loro a restare al buio per giorni. Pare che la mensilità pagata però, non sia prevista nella convenzione stipulata dal Comune di Roma con l’ente gestore nel 2009, come conferma l’Ufficio Nomadi del Comune di Roma.

Uno dei 4 bagni chimici a disposizione dei 200 rom

IL COMUNE: «ACCORDI CESSATI» – Quell’accordo ad oggi è cessato, non valido – fa sapere l’Ufficio Nomadi – ma stabiliva comunque il cambio d’uso dell’ex «Camping Nomentano» in un nuovo insediamento per famiglie rom: la convenzione mensile di 26.400 euro stipulata a favore della società Fi.Pi.Da.Bi srl e dell’attuale legale rappresentante, C.G., 80 anni, prevedeva «il servizio di guardiania del Villaggio della Solidarietà» a via della Cesarina. Nessuna portineria all’ingresso del campo, niente operatori sanitari né tantomeno volontari.

STOP AI CURIOSI – Il proprietario del campo in effetti vigila dalla finestra della sua casa all’ingresso de La Cesarina, ma lo fa a modo suo: blocca i curiosi, a suo dire «come da contratto». Il Comune di Roma lo chiama «Villaggio della Solidarietà» ma sembra l’ingresso di una discarica abusiva. Cinquemila metri quadrati per circa 200 abitanti e molti bambini. Famiglie bosniache e rumene vivono in condizioni disumane, disperate per il futuro dei loro figli. Alcune persone affermano di sentirsi «mosche in prigione» perché al campo della Cesarina «c’è chi comanda». Nel campo ci sono 4 bagni chimici e 4 docce con l’acqua calda che scorre solo poche ore al giorno e non tutti i giorni. C’è chi giura di non lavarsi con l’acqua calda da tre anni. Il basso voltaggio elettrico non consente a nessuno di utilizzare stufe elettriche per riscaldarsi. Solo bombole di gpl e nessun sistema antincendio tra le baracche sotto i rami secchi che si spezzano sulle loro teste.

PAURA E SENSAZIONE DI RICATTO – Tra queste povere abitazioni è facile percepire la paura e la sensazione di essere sottoposti a un ricatto. Una donna ricorda il funerale del marito effettuato enza parenti, perché i congiunti potevano solo aspettare oltre il cancello, fuori. «Il padrone del campo mi ha detto di portare il morto in strada e cosi ho fatto» conclude la donna. Nella tradizione rom il funerale di un parente è una celebrazione lunga quaranta giorni e prevede la presenza della salma in casa. Nel campo della Cesarina però, anche il funerale diventa un momento di tensione fra gli abitanti e il gestore. «Bisogna superare la logica dei campi rom» sottolinea Carlo Stasolla, Presidente di 21 Luglio che ha spiegato gli effetti psicologici (e fisici) negativi da «segregazione» dei rom: stati depressivi, dermatiti anche sui bambini e problemi respiratori, sono all’ordine del giorno.

70 BAMBINI A SCUOLA – Il servizio di scolarizzazione è fornito dalla Casa dei diritti sociali-Focus e coinvolge circa settanta bambini regolarmente iscritti a scuola. Di certo non aiutano le distanze tra il campo e le scuole. «Non tutti i miei compagni di classe sanno che vivo in un campo» esclama senza esitare una ragazzina. Non ha problemi a raccontare cosa proprio non le va giù del campo: «Il padrone non fa entrare i nostri amici e i nostri parenti qui dentro, fa un casino!». Decide lui insomma. La ragazzina ha poco più di 14 anni e frequenta la scuola media lontano dal campo. Anche lei come tanti altri arriva a scuola ogni giorno in ritardo ed esce un’ora prima. Salta sempre le ore di matematica ma non ha altra scelta per consentire al pulmino in servizio di fare il giro di tutti gli istituti in orario. «L’Opera Nomadi non può più entrare» continua la ragazzina che da mesi fa i compiti per strada con i volontari, cui è vioetato l’accesso nel campo. «L’ha deciso il padrone del campo» termina la ragazzina, che ha provato a chiedere spiegazione al proprietario ma senza risultato.

L’EX CARTIERA DI VIA SALARIA – La situazione non è poi diversa al centro di raccolta rom di via Salaria 971. Sotto tre enormi capannoni in cemento di un’ ex cartiera vivono oltre 380 persone e molti bambini. Nei bagni sporchi e maleodoranti mancano i tubi dell’acqua ai lavandini ed è impossibile lavarsi. Sono famiglie rumene costrette a vivere in camerate suddivise da divisori mobili per 12 metri quadrati a stanza. La struttura accoglie le famiglie dal novembre 2009 e sostiene costi di gestione pari a 2,5 milioni di euro con una spesa pro capite di 18 euro al giorno conferma 21Luglio. L’ingresso è vigilato pure all’ex cartiera e non è facile entrare. Non lo è stato nemmeno per i senatori Francesco Palermo (Gruppo per le Autonomie) e Daniela Donno (Movimento 5 Stelle) della Commissione Straordinaria per diritti umani in Senato che si sono recati in «visita a sorpresa» giorni fa con una delegazione di giornalisti e 21Luglio.

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