Minorenni al Cie: la protesta contro Roma Capitale

SERVIZIO DEL 19 APRILE 2013 – “FAI NOTIZIA”, RADIO RADICALE

Oltre un centinaio di ragazzi bengalesi, molti tra loro minorenni, hanno protestato contro il Comune di Roma e contro i controlli a tappeto, che li obbligano a visite mediche, mirate ad accertare l’età di ognuno di loro


La manifestazione di protesta è stata organizzata venerdì 12 aprile a Roma ai piedi dell’altare della patria da Yo Migro e dalle realtà antirazziste romane. Il motivo dell’attuazione di queste procedure amministrative del Comune, sarebbe quello del controllo e della gestione dei flussi migratori nella Capitale soprattutto dopo l’emergenza Nordafrica. Il sospetto che tra i minori ospiti dei centri ci fosse qualche maggiorenne è stato l’input che ha messo in moto la macchina delle verifiche di Roma Capitale.

E per chi viene dichiarato maggiorenne le cose si complicano, molti finiscono per dormono a Termini e per strada: a loro infatti non è garantito il diritto di protezione. La vicenda risale al 28 marzo scorso quando, tre ragazzi minorenni bengalesi, sono stati prelevati dal centro d’accoglienza e portati al Cie di Ponte Galeria. Il giorno successivo sono stati accompagnati all’Ospedale militare del Celio, per il controllo dei denti e i raggi X, e poi presi nuovamente in custodia dal centro che li ospitava, perché dichiarati minorenni.

Secondo la procedura di controllo, il ragazzo maggiorenne è denunciato per truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico e inserito in un procedimento penale già aperto, per aver dichiarato la prima volta la minore età. La condanna prevede cinque anni di carcere che “si possono evitare benissimo” dichiara l’avvocato Salvatore Fachile che segue la causa dei ragazzi. “In alcuni centri ci sono oltre cinquanta ragazzi e poco più di tre operatori al loro fianco” denunciano gli attivisti di Yo Migro. Alle visite mediche inoltre gli avvocati non possono assistere perché, secondo il Comune di Roma, si tratta di una procedura amministrativa e non di un procedimento penale. La procedura messa in atto dal Comune di Roma in effetti non è stata disposta da un magistrato ma rientra nelle procedure amministrative di Roma Capitale.

Il metodo utilizzato per il riconoscimento non è individualizzato solo a chi desta sospetto “d’essere maggiorenne”, costringendo chi è stato già sottoposto a una prima visita a eseguirne una seconda, con il rischio di essere dichiarato maggiorenne ed essere buttato fuori dal centro. Secondo Fachile questa pratica non garantisce la correttezza scientifica dell’età perché ancora non esiste un sistema preciso. Senza tralasciare che il margine d’errore è di tre o quattro anni. I ragazzi arrivano in Italia perché “vogliono studiare” e per farlo, le loro famiglie sono disposte a pagare ingenti somme a “certe persone” per affrontare clandestinamente il viaggio fino a Roma. Arrivati a destinazione poi, ognuno dei ragazzi è lasciato da solo. Alcuni scelgono di autodenunciarsi al Comune perché minorenni nella consapevolezza di ricevere protezione. A Roma però la protezione e la tutela del minore straniero non sembrano essere garantite. “Alemanno è il mio tutore legale e mi manda al Cie” si legge sui cartelli che sventolano in piazza Madonna di Loreto. “Se non hai i documenti e sei maggiorenne rischi quella specie di carcere” racconta impaurito uno dei ragazzi, ricordando forse l’avventura di Ponte Galeria.

Gianluca Russo

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