I Medici per i diritti umani fotografano il Cie: «Un carcere con gravi carenze»

ARTICOLO DEL 22 GIUGNO 2012 – CORRIERE DELLA SERA.IT

Nel nuovo rapporto Medu, sottolineati i punti critici del Centro di identificazione ed espulsione a Ponte Galeria: struttura di detenzione che cura male gli immigrati malati

ROMA – «Ci chiamiamo ospiti. Ma siamo degli ospiti che non possono avere un pettine, possedere un libro o una penna per scrivere». Alì è ancora oggi detenuto al centro di Ponte Galeria. Sono africani, rumeni e bosniaci. Uomini e donne, persone. Si apre così il nuovo rapporto del Medu (Medici per i diritti umani) dal titolo «Le sbarre più alte». Alberto Barbieri e Mariarita Peca attraverso una serie di immagini scioccanti raccontano le condizioni in cui versa il C.i.e di Ponte Galeria ma soprattutto testimoniano le violenze che sarebbero state inflitte ad alcuni ospiti.

LE GABBIE – «Non potendo fotografare dall’alto la struttura, un caro amico ha provato a riprodurla con un disegno e sembra davvero un carcere» racconta Barbieri. Una struttura inefficace. Nella visita di febbraio scorso all’interno del centro, accompagnato da una delegazione di medici, ha riscontrato gravi carenze igienico-sanitarie e una mancanza totale del rispetto dei diritti umani». Nella camerata maschile alcuni detenuti avrebbero difficoltà ad ottenere una visita medica urgente. «Ad una persona è stato scoperto un tumore e le sue cure sono cominciate dopo quasi un anno», conclude Barbieri.

DIRITTI NEGATI – Al Cie, sostiene Medu, i bagni sono angoli angusti senza porte. Quando si va in bagno ci si apparta dietro un sacco di plastica blu appeso. Una camerata, due grandi porte sul cortile recintato da altissime sbarre di ferro. Sopra i cancelli sono state istallate lastre di plexiglass per evitare le arrampicate e la fuga degli ospiti. Insomma, vere e proprie gabbie per umani. Il reparto femminile è un non luogo. Non ci sono spazi comuni e non c’è niente da fare. Oltre a non poter portare le scarpe, le donne del Cie si pettinano con le forchette, e sempre vigilate. Niente lacci di scarpe, niente scarpe, niente giornali, al centro di Ponte Galeria le giornate passano cosi. Inutilmente.

L’AUTOLESIONISMO – Secondo lo studo in media il 50% dei trattenuti assumerebbe ansiolitici nonostante la somministrazione di psicofarmaci sia stata razionalizzata secondo le linee guida riconosciute. Il centro continua a non disporre di competenze specialistiche per la gestione di un alto numero di pazienti in un contesto così complesso e problematico. I pazienti tossicodipendenti vengono trattati all’interno del centro con terapie impostate dal Ser.T35 di riferimento. Sempre dalle pagine del rapporto: gli episodi di autolesionismo si sarebbero ridotti drasticamente, al punto che nell’ultimo anno si sarebbero verificati solo due casi di tagli con lametta da barba. Questi i racconti di un luogo sconosciuto e inaccessibile. I giorni di carcere per gli ospiti detenuti passano in assoluto silenzio e dietro le sbarre, quelle altissime sbarre che solo in pochi, da fuori, riescono a vedere come un problema di libertà, quella negata.

NUOVA GESTIONE DAL 2010 – «Dal primo maggio 2010 ci sono stati parecchi casi di autolesionismo dentro al Cie» , ammette oggi Domenico Di Sangiuliano in un’intervista telefonica a Corriere.it. L’attuale direttore del Cie di Ponte Galeria si riferisce però a «gesti dimostrativi che fortunatamente non consentivano agli ospiti di autolesionarsi in modo serio». Dal rapporto di Medu arriva però la testimonianza di una ragazza tunisina, che a seguito di una violenta lite fra «ospiti», le forze di Polizia avrebbero maltrattato nel tentativo di riportare la calma: i segni delle percosse sono visibili in una foto pubblicata all’interno del rapporto.

«LA RAGAZZA FU FERMATA» – Di Sangiuliano non smentisce l’accaduto: «Finì che per fermare le ospiti in lite intervennero prima gli operatori poi le forze di Polizia e… la ragazza fu fermata come poi dichiarò ». Intanto le associazioni e i comitati No-Cie denunciano casi di violenze all’interno del centro di Ponte Galeria ma dalla dichiarazione del direttore non si registrano episodi di violenze.
«Queste violenze io non le ho mai viste» conclude Di Sangiuliano e ricorda che ci sono verbali della Polizia da cui questo genere di maltrattamenti non si evince. Eppure c’è chi sostiene che il Cie sia «un vero e proprio carcere illegale».

Gianluca Russo

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