I dati dell’Irpi-Cnr sulle vittime di eventi catastrofici in Sicilia sono spaventosi

INTERVISTA DEL 26 GENNAIO 2016

Intervista a Fausto Guzzetti, direttore dell’Irpi-Cnr

di Gianluca Russo

In cinque anni (2010-2014) 12 morti per frane e inondazioni, 12 feriti, 2.309 sfollati e senzatetto. Il lungo periodo poi, tra il 1965 e il 2014 è un bollettino di guerra: 159 morti, 13 dispersi e oltre 38.000 sfollati. Solo lo scorso anno 1 morto, 3 feriti e altre 462 persone senza più una casa. Su scala nazionale i numeri sembrano da terzo mondo: 145 morti, 2 dispersi, 205 feriti e oltre 44.500 sfollati. Sono ottantotto i comuni colpiti in 19 regioni (solo nel 2015) da frane (106) e inondazioni (33) che hanno spezzato vite soprattutto in Veneto (3 morti) e in Emilia Romagna (1 morto). Un bilancio pesante quello del “Rapporto periodico sul rischio posto alla popolazione italiana da frane e inondazioni”, pubblicato sul sito Polaris e curato dal Consiglio Nazionale delle ricerche, che in una sezione dedicata (Sei preparato?) segnala tutte le procedure da seguire in caso di alluvioni o eventi idrogeologici catastrofici. «Il comportamento individuale corretto di ogni cittadino può ridurre la perdita di vita umane» spiega Fausto Guzzetti, direttore dell’Irpi-Cnr.

Come ci si deve comportare quindi in questi casi?

«Frane e alluvioni sono eventi naturali non sempre facili da prevedere. Molto spesso però, vediamo persone che durante un alluvione o i fiumi in piena, attraversano ponti o sostano sul ciglio di un argine a guardare l’inondazione. Una cosa pericolosissima perché in pochi secondi il fiume può modificare il suo flusso e trascinare e uccidere chiunque».

Di chi è la colpa di questo dissesto idrogeologico?

«Nella maggioranza dei casi è colpa nostra. L’uomo di certo ha una grossa colpa forse culturale, legata soprattutto ad un abusivismo edilizio troppo selvaggio negli anni sessanta, nonostante tutto era l’unico modello di sviluppo adottato. Stiamo pagando le conseguenze di uno sviluppo sbagliato».

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C’è però una mancata responsabilità politica sul territorio?

«Assolutamente si. Non c’è un progetto di ricerca nazionale sui rischi ma la politica spesso non intende finanziare. Tutti vogliono previsioni metereologiche più accurate, tutti vogliono sapere dove sarà la frena ma nessuno investe un euro in queste scelte. La ricerca è una scelta politica. Senza contare poi la mancanza di scelte urbanistiche fatte in Italia che di certo ha fatto la sua parte, sono state sempre ignorate le caratteristiche del territorio».

Perdite di vite umane e danni patrimoniali, chi ripagherà queste persone?

«In cinquant’anni abbiamo avuto oltre 430.000 persone danneggiate per perdite patrimoniali ma non si muove nulla in questo verso. Le risorse dello Stato sono sempre meno e la protezione civile per quello che può, riesce a dare sollievo in caso di emergenza e post emergenza, con alloggi temporanei per gli sfollati e risorse per gli affitti, ma solo per periodi brevi. Più l’evento naturale è grande, più c’è possibilità che intervenga lo Stato. Se si registra lo stillicidio di eventi piccoli sparsi qua e la, i singoli comuni non hanno le disponibilità economiche tali da consentire una tempestiva ricostruzione dei danni. Nel 2014 nelle Marche ad esempio, in due soli comuni di 200kmq, abbiamo assistito a 1600 frane che hanno sotterrato tutte le strade, nelle frazioni gli scuolabus non portavano i bimbi a scuola e gli anziani in dialisi non potevano essere trasportati da una struttura all’altra. Insomma un costo sociale enorme difficile da quantizzare tanto quanto da risarcire.

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