Divorzio all’italiana, il business dopo l’amore

INCHIESTA DEL 13 MARZO 2013 PER “FAI NOTIZIA” DI RADIO RADICALE

di Gianluca Russo

Matrimoni troppo brevi insomma tanto che a scegliere la separazione sono 88.191 italiani contro i 54.160 che hanno già divorziato


I dati Istat del 2010 sulle separazioni e i divorzi in Italia, fotografano un aumento di matrimoni lampo che ben presto giungono al termine grazie alla richiesta di separazione e di divorzio. Ben presto si fa per dire perché l’Italia è ancora uno dei paesi europei in cui prima ci si separa e poi ci si divorzia. Matrimoni troppo brevi insomma tanto che a scegliere la separazione sono 88.191 italiani contro i 54.160 che hanno già divorziato. Nella maggioranza dei casi le coppie si separano secondo accordi consensuali, in cui entrambi i coniugi, in tutta tranquillità, richiedono la possibilità di allontanarsi e sollevarsi legalmente dagli obblighi matrimoniali. Subito e senza inciampare nei problemi legati alla spartizione dei beni comuni immobili o all’affidamento dei figli a carico.

Doppio passaggio fine matrimonio – Con il procedimento consensuale sono state effettuate l’85,5% delle separazioni mentre i divorzi calano al 72,4% rispetto agli anni precedenti. La legislazione italiana in materia parla chiaro: i coniugi possono separarsi dopo il matrimonio ed attendere un periodo lungo di tre anni prima di chiedere il divorzio. Un doppio e dispendioso passaggio prima di mettere fine alla parola “amore” quasi a voler prendere tempo per ripensarci su o forzare l’unione in matrimonio. Nella vita reale però il periodo di separazione così lungo “potrebbe consentire alla coppia di tramutare una causa di separazione consensuale in una giudiziale” spiega Diego Sabatinelli della Lega italiana divorzio breve che punta il dito contro il sistema giustizia “tutto italiano” troppo costoso e lungo.

Il business dei legali d’oro – Le parcelle di alcuni avvocati si sa, sono sempre costose e ripagano comunque un lavoro molto lungo quanto professionale. I media nazionali hanno sempre posto l’attenzione sulla possibile speculazione in materia di separazione e divorzi, a fronte dei tempi lunghi per ottenere lo scioglimento del matrimonio. Il fenomeno del business dei legali d’oro ipotizza un sistema in cui ad arricchirsi sarebbero solo gli avvocati (matrimonialisti o divorzisti) che, secondo le tempistiche assai lente della giustizia, avrebbero a che fare con diverse cause da seguire e consulenze da certificare, sopratutto se si tratta di una causa di separazione giudiziale. Ci sono alcuni studi legali che hanno guadagnato dai 500mila euro fino ad 1 miliardo dalle sole cause di separazione e divorzio. Un business perfetto se si pensa che in Italia ancora oggi, non esiste una legge per eliminare il passaggio della separazione obbligatoria.

Il Divorzio breve – In Italia ancora oggi non esiste una legge che consenta ai coniugi di divorziare senza prima essersi separati. Il motivo di questa legge mancante si collega alla cancellazione da parte dei capi gruppo alla Camera che avrebbero eliminato dal calendario degli impegni in Parlamento, la proposta di discussione sull’eliminazione della separazione lunga che poteva ridursi da tre anni ad un anno.
Sabatinelli spiega che “cancellando dall’agenda del giorno la proposta di legge, non solo i cittadini non hanno avuto la possibilità di usufruire di tale legge, ma viene meno cosi l’impegno del singolo parlamentare di votare una nuova proposta e quindi poter svolgere correttamente il suo lavoro”. Intanto anche sul web spopola il marketing del divorzio breve, per mezzo del quale l’offerta ad un’assistenza completa pre-separazione è sponsorizzata da centinaia di link e banner pubblicitari. Nonostante le agevolazioni di alcuni studi legali sul divorzio, gli italiani preferiscono divorziare all’estero ed evitare i tempi epocali della legislazione italiana.

Il Divorzio all’estero – Da qualche anno si parla ormai di turismo divorzile quello che vede una vera e propria emigrazione verso alcuni paesi dell’Unione Europea per ottenere in breve tempo il divorzio. La Romania ad esempio, è  la meta preferita da chi vuole chiudere il proprio matrimonio velocemente ed è tra i primi paesi con la maggior affluenza di italiani che scelgono di divorziare. La possibilità di divorziare all’estero arriva da un regolamento del Consiglio Europeo (44/2001) che darebbe la possibilità di pronunciare una normale causa di divorzio da parte di un qualunque tribunale dell’Ue a patto che i coniugi siano stabilmente residenti in quel Paese da almeno sei mesi. Tempi d’attesa ridotti al massimo di sei mesi e spese legali contenute. In Italia invece il riconoscimento della sentenza straniera di divorzio è regolata dalle legge 218/1995 che attesta il regolare scioglimento del vincolo matrimoniale senza attendere i canonici quattro anni (nel peggiore dei casi si arriva anche a tredici anni) per chiudere un brutto matrimonio.

Tempi e costi ridotti – Solitamente nel sistema italiano, i tempi relativi alla separazione riguardano oltre 250 giorni per raggiungere un’omologa e poi altri tre anni prima di divorziare. Nel resto d’Europa le cose vanno diversamente sui tempi e sui costi. Prendendo come esempio sempre la Romania si parla di circa 4mila euro a persona per divorziare nella formula tutto compreso: dall’attività di consulenza preventiva fino all’assistenza completa sul posto. In Spagna invece si possono spendere fino a 5mila euro a persona e tornare liberi in soli sei mesi. Dagli ultimi dati dell’Istat rilevati sempre nel 2010 i divorzi all’estero hanno riguardato oltre 8mila coppie italiane, senza calcolare le migliaia di cause di divorzio giudiziale che invece si protrae verso tempi ulteriormente più lunghi per la sentenza di giudizio finale.

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