Vita da «okkupanti», quindici famiglie sopravvivono in un’ex scuola al Collatino

ARTICOLO DEL 26 GENNAIO 2012 PER IL CORRIERE DELLA SERA.IT – CRONACA

Sono abusivi ma hanno ristrutturato le aule, aggiungendo bagni e cucine. Come loro, centinaia di nuclei familiari senza casa vivono in 70 occupazioni non autorizzate a Roma

di Gianluca Russo

ROMA – «Vivo ogni giorno con il timore che vengano a sgomberarci, cosi tengo i documenti e le cose più intime sempre a portata di mano». Vita da «okkupanti», tra paure, disagi e ansie. Che emerge dal racconto di una delle tante persone che vivono all’interno di uno stabile abbandonato e occupato di proprietà della provincia di Roma: Cristina è una giovane mamma romana, 46 anni, costretta a vivere, a seguito di uno sfratto, all’interno di un’ex scuola al Collatino. E’ l’istituto tecnico industriale «Giorgi» in via Georges Sorel 6, zona Roma Est: un palazzo di cinque piani occupato tredici anni fa dall’As.i.a. Associazione Inquilini Assegnatari, che ospita oggi circa quindici famiglie e garantisce loro un tetto sopra la testa, a fronte di un’emergenza abitativa sempre più dilagante.

L'ingresso dell'ex scuola Giorgi (Russo)L’ingresso dell’ex scuola Giorgi

LA MAPPA DEGLI EDIFICI OCCUPATI A ROMA – Come loro, sono centinaia i nuclei familiari senza casa protagonisti, nella Capitale, di una settantina di occupazioni abusive di edifici pubblici e privati. Lo rivela una indagine effettuata nel 2010 dalla Commissione Sicurezza di Roma Capitale, che dimostra come quasi in ogni municipio ci siano edifici occupati: ex caserme dell’arma, vecchi ospedali e fabbriche dismesse, sono alcuni dei luoghi occupati dal gruppo Action e dai movimenti per il diritto alla casa. In molti di questi oggi sono nati centri sociali, altri invece sono esclusivamente utilizzati a uso abitativo.

Cassette della posta in via Sorel 6, nell'ex scuola occupata (Russo)

AUTORECUPERO DEL PALAZZO – Gli occupanti della Giorgi stanno trasformando l’edificio in qualcosa che somiglia ad una casa vera: ci sono perfino kle cassette della posta, colorate e allegre, appese al cancello d’ingresso. «Stiamo cercando di chiudere un accordo per regolare il pagamento delle utenze di acqua e luce, vogliamo pagare senza gravare su nessuno», continua Cristina dalla sua «casa» in via Sorel. E aggiunge: «C’è sempre qualcosa da sistemare qui dentro e stiamo attrezzando un’aula uso ufficio, per le riunioni che facciamo con gli attivisti del diritto alla casa, il gruppo Bpm, Blocchi Precari Metropolitani che lotta con noi». Gli occupanti sono in gran parte italiani, in pochi gli stranieri ma tutti lavoratori e famiglie che ogni giorno cercano di migliorare la qualità della vita e dello stabile in cui vivono.

Bucato steso nei corridoi dell'ex scuola (Russo)

PANNI STESI SUI PIANEROTTOLI – «Abbiamo creato dentro ogni aula i bagni e le cucine per le famiglie affinché la qualità della loro vita sia confortevole, nonostante sappiamo tutti che le occupazioni sono sempre azioni illegali», conclude Cristina. Gli spazi comuni dei pianerottoli sono utilizzati per stendere i panni, mentre nel seminterrato lo spazio del centro sociale «Kollatino underground» rappresenta un punto di riferimento culturale per i giovani della zona e non. Al Kollatino si fanno teatro, musica e arte e questo molte volte ha contribuito alla salvaguardia dei buoni rapporti tra gli occupanti e il vicinato.

L'ex scuola di via Sorel al Collatino

LE CARTE SMARRITE – «A metà del 2011 mi sono recata negli uffici delle assegnazioni case popolari per controllare lo stato di avanzamento della mia pratica per la richiesta della casa e mi hanno risposto che la documentazione, inviata circa sei mesi prima agli uffici, non è mai stata ricevuta, quindi smarrita», continua Cristina e sostiene che questo fenomeno si manifesti per evitare di fronteggiare l’emergenza abitativa e omettere i veri numeri delle richieste.

Le scale dell'ex istituto tecnico in via Sorel

CENTO FAMIGLIE A VIA SPALLA – Cristina è alla sua seconda occupazione e qualche anno fa viveva all’interno di un altro stabile a uso commerciale in via Erminio Spalla, un grande palazzo a vetri che ospita oggi circa 107 nuclei familiari e molti stranieri da ogni parte del mondo, nonostante i notevoli problemi della struttura. Secondo una recente indagine di Unione Inquilini a Roma ogni anno si registrano 35 mila casi di richiesta di alloggio ma si assegnano soltanto 150 case popolari, ricavate da inquilini deceduti o dagli sgomberi effettuati agli abusivi negli stabili del comune di Roma.

VIVERE IN NEGOZIO – C’è perfino chi vive in un negozio o in un magazzino, come accade in alcuni edifici di proprietà del Comune di Roma denominati Erp (edilizia residenziale pubblica) in Via Giovanni Battista Valente, occupati da famiglie che hanno chiesto il cambio di destinazione d’uso, ma nonostante oggi stiano in situazioni consolidate, non tutti gli inquilini hanno ancora le bombole del gas. Pagano da sempre le bollette della Romeo Gestioni, la ditta che per conto del Comune di Roma gestisce l’intero patrimonio immobiliare.

 

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