Recuperarono lo stabile abbandonato, la Regione lo rivuole 20 anni dopo

ARTICOLO PUBBLICATO IL 30 NOVEMBRE 2014 – CORRIERE.IT CRONACA/ROMA

Gli occupanti hanni riqualificato l’immobile di via San Tommaso d’Aquino, con criteri eco-sostenibili, realizzando anche spazi comuni per bambini e attività sociale

ROMA – Ha da poco compiuto diciannove anni l’occupazione del palazzo della Regione Lazio in via San Tommaso d’Aquino 11, dove oggi vivono ventidue famiglie e molti bambini. Il palazzo nel 1995, in totale stato di abbandono e con evidenti cedimenti strutturali, è stato occupato da famiglie in crisi abitativa che sin da subito si sono rimboccate le maniche. Non sembra solo un palazzo e basta. Ai piani bassi ci sono sale per eventi teatrali e musicali «aperti a tutti». All’interno tutto è in ordine o quasi, ma l’attenzione al recupero eco sostenibile ha la sua importanza. «Il palazzo è stato messo in vendita dalla Regione» spiega Renato Rizzo di Unione Inquilini, che da anni sostiene il progetto di auto recupero «San Tommaso», che rischia però di essere venduto con il piano di alienazione del patrimonio pubblico della Regione, che vuole destinarlo a nuovi uffici. Le vicende post occupazione sono lunghe e contorte, tanto quanto il dialogo con le istituzioni.

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Nel 1996, infatti, proprio la Regione Lazio approvava una delibera sull’utilizzo d’immobili non residenziali ma funzionali a residenza e «riteneva validi i metodi di recupero in chiave eco sostenibile» ricordano gli inquilini. Metodi tanto utili da essere citati ed elogiati anche in una pubblicazione curata dalla regione. Due anni dopo, con l’approvazione della legge 55/98 sull’auto recupero del patrimonio, la cooperativa «Corallo» e gli inquilini, cominciavano la bonifica del palazzo e l’assegnazione degli appartamenti secondo le esigenze di ogni singola famiglia. Non sono mancate poi le richieste di sgombero nel 2000 da parte dalla Giunta Storace, poi la promessa l’anno successivo, di stipulare una convenzione regionale per un finanziamento di ottocento milaeuro utili al recupero dello stabile. Di quei soldi neanche l’ombra, ma è chiaro invece l’intervento finanziato dalle tasche di chi nel palazzo ci vive da sempre. Per gli alloggi si utilizzano gli standard e le metrature per singola casa, come nell’edilizia residenziale pubblica (E.R.P) e i materiali di costruzione sono il risultato del recupero di prodotti naturali per la sostenibilità ambientale.
«Un vero fiore all’occhiello dell’edilizia pubblica» sottolineano gli inquilini che dopo la raccolta firme sulle delibere per il riuso del patrimonio pubblico e la finanza sociale presentate in Campidoglio, non hanno avuto risposte perché nessuno affronta il tema. «Abbiamo chiesto un bando pubblico per l’assegnazione di venti immobili in auto recupero alle cooperative» spiega Rizzo che è contro l’alienazione degli immobili pubblici che oggi nessuno abita. «Un’intuizione intelligente che va rivista» dichiara Paolo Masini, Assessore allo Sviluppo delle Periferie e Manutenzione urbana, e ci tiene a precisare che «non sempre l’auto recupero è poi così conveniente». Lo testimonia l’amministrazione capitolina che sta lavorando su certi casi di auto recupero dove le cose «non sono poi così trasparenti» precisa Masini, e incalza fiero sull’ottimo dialogo con le cooperative e le associazioni sul tema del patrimonio pubblico. Qualcuno però tira le somme senza esitare: «Viviamo qui da diciannove anni le istituzioni ci hanno sempre voltato le spalle».
Gianluca Russo
Ecco il palazzo prima e dopo l’occupazioneEcco  il palazzo prima e dopo l’occupazioneEcco  il palazzo prima e dopo l’occupazioneEcco  il palazzo prima e dopo l’occupazione

 

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