Madri coraggio all’ambasciata tunisina: sit in per i 236 ragazzi scomparsi

ARTICOLO PUBBLICATO 30 MARZO 2012 – CORRIERE.IT CRONACA/ROMA

Partiti nel marzo 2011 dal Paese sconvolto dalla rivoluzione, molti sono giunti in Italia ma poi sono spariti nel nulla: 150 impronte digitali, ma non si possono «leggere»

Una madre mostra la foto del figlio scomparso (Russo)

ROMA – «Mio figlio è uscito alle cinque di mattina da jbeniyana e ho provato a contattarlo ma non rispondeva ed ho chiamato il suo amico Atef e mi ha detto che lo scafista voleva mollarli in mare, loro chiedevano aiuto. E’ stata l’ultima telefonata prima di perdere le sue tracce». Questa è la storia di una mamma in cerca del proprio figlio, partito dalle coste tunisine il 14 marzo scorso, verso la Sicilia e di cui non si sa più nulla. Venerdì 30 marzo si sono riunite contemporaneamente a Tunisi e a Roma decine di madri disperate alla ricerca di notizie dei propri cari.

Un momento della protesta all'ambasciata tunisina (foto Russo)

PRIMAVERA TRAGICA – Nella capitale italiana, si è tenuto sotto l’Ambasciata tunisina un sit-in per chiedere alle istituzioni italiane e tunisine che fine abbiano fatto i 236 ragazzi che nella primavera del 2011, durante la rivoluzione, partirono da Tunisi verso l’Europa.
Ragazzi scomparsi nel viaggio della speranza, partiti con l’idea di approdare a Lampedusa, ultima tappa del loro drammatico viaggio in mare. Non si hanno notizie di loro, molti sono stati identificati nei centri di espulsione e riportati a Tunisi a seguito dei respingimenti forzati, ma nemmeno il loro rimpatrio alimenta speranze di poter ritrovare i giovani scomparsi.

Madri al sit in per i 236 scomparsi

IMPRONTE DIGITALI – Sugli striscioni la disperazione delle madri e le proteste delle associazioni che si occupano del sostegno della causa, a fianco alle tante famiglie che lottano per il diritto a riavere i propri figli, vivi o morti. Su un manifesto si legge «Degage Ambassadeur»: vai via ambasciatore. Il rappresentante è criticato dalla comunità tunisina per l’incapacità di risolvere il giallo e cooperare con le istituzioni italiane per il ritrovamento dei ragazzi. Molti dei quali erano minorenni all’epoca della partenza.
Nelle stesse ore della protesta romana, a Tunisi una delegazione di mamme protestava allo stesso modo davanti all’ambasciata italiana, creando un ponte immaginario tra Italia e Tunisia.

Uomini e donne chiedono notizie dei propri figli scomparsi (Russo)

L’ESODO DEI 23 MILA – Era il marzo del 2011 quando oltre 23 mila tunisini sono partiti dalle coste africane verso Lampedusa durante la rivoluzione. L’ambasciata tunisina in Italia è in possesso delle prime 150 impronte digitali dei ragazzi scomparsi, fornite dal governo tunisino a seguito della richiesta ufficiale delle madri e dei comitati perchè ci si attivasse per il ritrovamento in tempi brevi. Ma il database con le impronte sarebbe stato inutile per la tecnologia di lettura adottata in Italia: un confronto che, se possibile, garantirebbe un raffronto importante dei dati, che ad oggi non è stata eseguito.

LUn cartello contro l'ambasciatore tunisino (Russo)E IMMAGINI E I VIDEO – Associazioni di immigrati e madri rimaste senza figli hanno lanciato la campagna di sensibilizzazione «Da una sponda all’altra: vite che contano» sostenute da Stalker, Amisnet e dal comitato Madri per Roma Città Aperta. «Ci sono le foto dei ragazzi e le immagini dei tg, alcune madri li hanno riconosciuti cosi e questo ha dato la certezza che i ragazzi in Italia sono arrivati vivi», spiega Germana Villetti del comitato delle madri e denuncia inoltre la drammatica situazione dei minorenni di cui non si sa nulla, proprio perché in Tunisia, se non maggiorenne, non è necessaria la rilevazione delle impronte digitali.
Le madri disperate chiedono all’Ambasciata la possibilità di entrare nel carcere di Rebibbia per mostrare le foto dei propri figli ai detenuti, ma anche questo è stato negato. Intanto le madri continuano la loro difficile battaglia e sono disposte a visitare il centro di accoglienza di Manduria per cercare eventuali tracce dei propri figli.IL PRIMO MINISTRO JEBAIL – La recente visita italiana del primo ministro tunisino Hamadi Jebali è iniziata con un lungo colloquio con la delegazione delle famiglie dei dispersi. Ha tranquillizzato tutti garantendo «una cooperazione con il governo italiano per le ricerche», che presto avranno forse inizio. Dai racconti della volontaria dell’associazione «Giuseppe Verdi» di Parma Rebecca Kraiem, che da un anno gira l’Italia alla ricerca di notizie di questi ragazzi, le cose non stanno proprio cosi: «Abbiamo chiesto notizie dei ragazzi all’ambasciatore ma non ha voluto darci una mano, ci ha sbattuto la porta in faccia dicendo di non voler vedere la nostra brutta faccia», dichiara Rebecca. Intanto il tempo passa e un’altra primavera è gia iniziata, nella speranza di riportare a casa i ragazzi o perlomeno le loro salme.

Gianluca Russo

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