Il mare “inquinato” dall’incuria

ARTICOLO PUBBLICATO 11 LUGLIO 2016 – QUOTIDIANO “LA SICILIA”

Fontane Bianche: costruzioni nel degrado, discariche a cielo aperto, alberi piegati sulle vie e illuminazione carente. Feroci i commenti su Internet: «Non andate in quelle spiagge, nessun collegamento con la città, la sera qui è un mortorio, non c’è nulla da fare»

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SIRACUSA – Casualità o semplice svista? Tra le informazioni turistiche sul sito web del Comune, non salta all’occhio Fontane Bianche, la punta di diamante della zona balneare siracusana. Si può leggere qualcosa solo sul portale collegato “siracusaturismo.it”, ma non più di una sintesi che non rispecchia nemmeno la realtà del luogo. Anche il sito dell’Unesco dal 2005 promuove tra i gioielli del “Patrimonio Mondiale”, Ortigia e le necropoli rupestri di Pantalica, senza accennare alla spiaggia più famosa. Non sarà un caso se in rete sono tanti i commenti negativi dei vacanzieri delusi da Fontane Bianche, che a oggi, non è la cartolina dai colori vivaci che tutti conoscono. Qualcuno scrive: «Non andate a Fontane Bianche» o ancora «senza la propria auto è impossibile raggiungere la città, la sera è un vero mortorio».

Non proprio una meta turistica da sogno. A storcere il naso, oltre i turisti mordi e fuggi, sono soprattutto i residenti che a Fontane Bianche ci vivono tutti i giorni, anche quando i riflettori dell’estate si spengono. Su viale dei Lidi la situazione è deprimente: discariche a cielo aperto ai bordi della strada, costruzioni in cemento abbandonate in bella vista, alberi che si piegano sulla carreggiata, roghi di sterpaglie e plastica, spazzatura ovunque e cassonetti colmi di rifiuti. Il verde pubblico poi, inesistente. L’illuminazione stradale è a singhiozzi e molti vicoli al buio, le strade strette e dissestate non rincuorano. Per accedere alla spiaggia poi, si deve percorrere un sentiero largo poco meno di un metro a prova di claustrofobico: una sequenza di scalini sconnessi e un corrimano di ferro arrugginito, apre la passerella che collega dritta al mare. In alternativa, è possibile accedere dal parcheggio di un lido privato in mezzo a cespugli altissimi, dove è quasi d’obbligo lasciare la mancia ai parcheggiatori abusivi di turno.

Altro che paradiso di sabbia bianca e mare cobalto. Sul viale principale pieno di alberghi e b&b, sopravvivono con difficoltà poche attività commerciali, le saracinesche di pizzerie, pub e piccoli bazar sono abbassate perché non esiste la movida da sballo che ci si aspetta di trovare. Ci sono due grandi parcheggi quasi inutilizzati, quello che nessuno conosce dietro lo storico bar “Tortuga”, abbandonato all’incuria e disseminato dai rifiuti, e l’altro comunale, una struttura imponente che oltre le auto, custodisce valanghe di bottiglie di plastica, tubi e lattine. Sopra, ciò che resta del parco giochi attrezzato per bambini, sotto invece, i bagni pubblici inaccessibili e fuori uso, ricettacolo di schifezze di ogni tipo. L’associazione “Io Amo Fontane Bianche” da anni si occupa – quantomeno ci prova – del recupero dell’intera zona con piccoli interventi di bonifica ambientale e di promozione culturale per i residenti, consapevoli che ridare al litorale il prestigio che merita non è una cosa semplice.

«Il Comune ha dimenticato l’esistenza di questa porzione di territorio» spiega Raffaele Cacici, presidente dell’associazione, che vuole saperne di più sui soldi recuperati dalle tasse di soggiorno imposte ai turisti. «Pare che finiscano nelle casse di Ortigia» taglia corto Cacici, che insieme agli attivisti opera per trovare soluzioni, servizi e opportunità per migliorare il soggiorno di tutti, turisti e residenti. Al suon di “rimbocchiamoci le maniche e agiamo”, il comitato ha già recuperato porzioni di quartiere e reso agibili alcuni punti strategici molto frequentati, ma c’è ancora tanto da fare.

A ridosso del Lido Camomilla ad esempio, nel punto in cui è franato il costone di roccia a picco sulla spiaggia, hanno bloccato, di fatto, l’accesso dell’area a rischio crollo, con tanto di divieto che non è servito a nulla, perché ancora c’è chi parcheggia l’auto incurante del pericolo dietro l’angolo, anzi sotto i piedi. La squarcio sulla parete rocciosa si vede ma non sembra intimorire i turisti che fanno il bagno a pochi metri dalle travi di ferro che delimitano l’area, nessuno ci fa più caso. «E’ frutto dell’edificazione selvaggia che in 20 anni ha visto spuntare case e villette ovunque» conclude il presidente, che a pochi metri dal mare, vorrebbe vederci solo i bagnanti e non le costruzioni in cemento (molte delle quali abusive) arrivare quasi fin dentro il mare.

Intervista all’assessore e vicesindaco di Siracusa, Francesco Italia: «i nodi nascono dalla miopia di chi ha concepito un luogo di mare senza servizi»

«Se il Comune non ci ascolta, siamo pronti ad azioni più incisive» dichiarano gli attivisti di “Io amo Fontane Bianche”, decisi a non voler più pagare la tassa sulla raccolta dei rifiuti solidi urbani o addirittura, consigliare ai titolari di strutture ricettive, di non versare più quelle di soggiorno imposte ai turisti. Disobbedienza fiscale e blocco delle strade, i residenti sono disposti a tutto pur di riportare Fontane Bianche allo splendore di sempre. Se a Ortigia le luci sfavillanti attirano turisti a frotte, a Fontane Bianche la desertificazione è palese. Il degrado non va a nozze con il turismo, lo sa bene Francesco Italia, vicesindaco e assessore alle Politiche culturali e turismo, che ama Fontane Bianche e punta tutto per riassegnare alla zona balneare il fascino che merita.

I cittadini convivono con il degrado ambientale e i turisti sono sempre più delusi, cosa sta succedendo a Fontane Bianche? «Questa amministrazione è la prima che ha consegnato all’Urega il bando per la gara d’appalto sul servizio dell’igiene urbana. Il problema di decoro delle zone balneari è legato al vecchio bando di dodici anni fa che, dopo otto anni di proroghe, abbiamo finalmente girato all’ufficio regionale per le gare, nel dicembre del 2014. Oggi siamo a luglio e la commissione della regione, per vari motivi e per i ricorsi delle società in gara, non ha ancora eseguito le procedure di assegnazione. Di fatto significa che Fontane bianche è considerata una zona balneare come le altre e che l’amministrazione sta facendo tutto il possibile per modificare la situazione, e continuerà a farlo».

Perché i fondi delle tasse di soggiorno turistico non sono investiti nella zona balneare ma nel centro storico? «Le tasse sono reimpiegate nel progetto “Siracusa d’amare”, il servizio di trasporto che serve a connettere Ortigia, Latomie dei Cappuccini e parco della Neapolis. Le navette che abbiamo a disposizione sono le stesse che la vecchia amministrazione aveva abbandonato in garage in attesa di rottamarle, e purtroppo non hanno la capacità di sostenere la tratta lunga fino a Cassibile e Fontane Bianche. Mi rendo conto quanto sia importante il collegamento con il mare infatti, il passo successivo, sarà proprio quello di mettere sulla strada nuove navette che coprano quei collegamenti, è già nei programmi».

Riguardo alle attività culturali invece? «Nel 2014 abbiamo realizzato tra le varie cose, la festa della musica a Fontane Bianche ma gli organizzatori e i residenti non sono rimasti poi così contenti, chiaro è che non basta una festa per far rivivere i luoghi. Non fu un successo».

Che cosa serve quindi per rimettere in equilibrio l’assetto turistico della località balneare? Serve molto. Il problema nasce nel passato e nella miopia di chi ha concepito Fontane Bianche come un luogo di mare senza mare e senza servizi. Non esiste ad esempio una passeggiata attrezzata a ridosso della spiaggia. Ci sono progetti in cantiere che hanno bisogno di risorse cospicue che al momento non sono disponibili nelle casse dell’amministrazione. Bisogna calare tuti i problemi nella fattività. L’intervento sul turismo comincia con un collegamento più efficace e funzionante tra centro e Fontane Bianche, per colmare anche le pecche dell’Ast che non riesce a garantire un trasporto adeguato.

Gianluca Russo

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