Il bengalese seppellito in fretta e la famiglia lo scope per caso

ARTICOLO PUBBLICATO IL 20 OTTOBRE 2014 – CORRIERE DELLA SERA.IT CRONACA/ROMA

Il cugino Razzak ne denuncia la scomparsa: «Nessuno ci ha avvisati del decesso»

ROMA – «Ho chiesto notizie di Anwar e mi hanno detto che era morto». Razzak proprio non se lo spiega perché non sia stato avvertito della morte del cognato, il trentenne bengalese deceduto il 29 settembre scorso al centro sanitario Itor di Pietralata, per una malattia cardio respiratoria. L’ha scoperto per caso il 3 ottobre dopo una visita al centro, e proprio gli operatori sanitari lo hanno informato del decesso e del seppellimento del cognato e che i documenti in loro possesso, non sarebbero stati ceduti a nessuno se non alla famiglia quando li avesse esplicitamente richiesti.

Anwar Hosseini,  il bengalese  defuntoAnwar Hosseini, il bengalese defunto

Uno shock per Razzak che con l’aiuto della comunità bengalese di Torpignattara e l’associazione «Dhuumcatu» ha chiesto aiuto all’Ambasciata bengalese a Roma per procedere alla riesumazione del corpo da inviare alla famiglia nel paese d’origine. Intanto l’Ambasciata provvede a capirne di più sul caso, la comunità bengalese di Roma è decisa a sporgere denuncia contro l’amministrazione capitolina.

Razzak , il cugino
Razzak , il cugino

Da una prima ricostruzione dei fatti, pare che l’Ambasciata non abbia mai ricevuto la cartella clinica e il passaporto del defunto «Anwar Hossein» dalla struttura sanitaria, né tantomeno da Roma Capitale che con il servizio «Ama Cimiteri Capitolini» hanno provveduto in fretta all’inumazione del defunto presso il cimitero Flaminio. «Ogni volta Roma Capitale chiede a noi informazioni sui bengalesi in città, ci vengono a cercare» spiega Batchu, presidente della «Dhuumcatu» e racconta che, come successo già altre volte, quando c’è un problema che riguarda la comunità bengalese, forze dell’Ordine e Autorità si rivolgono a lui perché capo dell’associazione. Questa volta qualcosa è andata storto e nessuno l’ha avvertito di questa morte. «Hanno violato il diritto della madre di avere il corpo e quello del defunto di avere un funerale islamico» continua Batchu che negli scorsi giorni si è fatto promotore di un sit-in sotto l’Ambasciata bengalese che ha promesso di attivare in fretta la procedura di esumazione e mandare il corpo alla famiglia.

Il documento di sepoltura di Ama cimiteri
Il documento di sepoltura di Ama cimiteri

L’attività istituzionale di Ama Cimiteri Capitolini è rivolta anche a tutti gli indigenti e senza fissa dimora (e stranieri) per le procedure d’inumazione di defunti nel territorio di Roma e provincia. Come spiegato da Cimiteri Capitolini, si tratta di un servizio in «beneficenza» il trasferimento dal luogo del decesso (ospedale o abitazione privata) al cimitero, di persone per le quali vi sia disinteresse alla sepoltura. Di solito sono la Caritas e la Comunità di Sant’Egidio a segnalare i decessi e comunicare con Cimiteri Capitolini che, sulla procedura adottata dichiara che «è stata eseguita nel rispetto della normativa», anche se non è chiaro il motivo del mancato funerale con rito islamico e il perché non sia stato avvertito l’Imam (capo islamico) della morte del ragazzo. Pare che Razzak, in qualità di «parente acquisito» del defunto e non di «primo grado», non abbia il diritto di avere indietro gli effetti personali e documenti di Anwar, e questo forse spiega il perché del seppellimento immediato senza preavviso. Una procedura strana che ancora oggi, lascia una madre piangere la morte di un figlio che, al momento, non è accanto a lei per l’ultimo saluto.

Gianluca Russo

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